Dimostrazione dell’esistenza di Dio – V postulato di Euclide

Il V postulato di Euclide, quello delle parallele, è quello che da sempre ha suscitato il maggior interesse.
La caratteristica che contraddistingue i postulati della geometria di Euclide è l'essere asserzioni la cui verità è garantita dall'evidenza .
Secondo Euclide, l'evidenza è una caratteristica dei primi quattro postulati: basta infatti usare riga e compasso; cosa che implica la loro validità nel limite di una porzione finita di piano quale è il foglio poggiato su una scrivania su cui disegniamo con riga e compasso.
  Per Euclide il V postulato non è "evidentemente vero", perché non rimanda ad alcuna costruzione geometrica che possa limitarsi sempre ad una porzione finita di piano.
Per questo motivo Euclide usa il V postulato il meno possibile per costruire le dimostrazioni dei teoremi della sua geometria  (nella speranza che non passi qualche logico che giudicherebbe errata e fuorviante questa mia notazione inventata solo per il pregio dell'intuitività): Postulati 1-4 VERI -> Dimostrazione -> Tesi VERA   Negli oltre duemila anni successivi alla diffusione degli Elementi di Euclide, assai numerosi sono stati i tentativi di dimostrare il V postulato, facendolo derivare dai primi 4 "evidentemente veri".
Tentativi tutti falliti.

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