Dio e affini

Grazie anche ad un post di Roberto, ho cominciato a riflettere su Dio, sulla mia stramba concezione di fede.
In Italia, paese di radici fortemente cattoliche, la religione nel 90% buono dei casi non è una scelta.
E' un clichè che tutti ripetono quasi per "buona creanza".
"Vai alla messa a Natale?""Sì, che i miei ci tengono, sai com'è..." No, che non lo so com'è, diavolo!!!! Perchè la religione è qualcosa che devi sentire dentro, che deve crescere in te.
E non una mera convenzione sociale.
Vai in chiesa, butti 1 euro nell'offertorio e poi...
poi è tutto a posto, tutto va bene, hai fatto il tuo dovere di bravo soldatino.
E se si incontra un extracomunitario per strada, o magari su un bus, ci si sente anche autorizzati a sentirsi superiore, meglio di lui.
Senza pietà, senza compassione.
Non che si debba tutti prendere e portarsi un marocchino a casa, ma bisognerebbe sforzarsi di comprendere.
Di capire che la barca in cui viaggiamo è una, e che non possiamo scegliere: siamo tutti insieme, tutti fratelli.
Non sono mai stata molto attiva dal punto di vista religioso.
Oratorio da piccola, come tutti.
Con la dottrina, i giochi, il prete del mio paese.
Un prete particolare, quasi comunista, che mi ha insegnato tanto.
Che mi ha fatto capire che non conta un cavolo come appari, l’importante è come ti senti dentro.
Che non importa se non vai alla messa impellicciata la notte di Natale.
L’importante è che prima di dormire tu abbia la necessità di pregare.
Pregare e ringraziare per quel che hai, per le persone che ti amano e che ami.
Che poi la Chiesa sia un posto importante, bèh, credo che sia vero anche se Dio è ovunque.
Sì, perché nonostante il mio velato anticlericalismo, io credo.
Buffo, eh? Credo in Dio, credo che ci siano persone speciali che regalano completamente la loro vita alla religione.
Così come credo che altre non meritino affatto l’epiteto di “Don”.
Ma i preti son uomini… lo dice sempre anche mia nonna, bisogna capire.

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