Disney, primo cartoon con un’eroina «nera»

Naturale quindi che l’eroina sia un’a­froamericana, in perfetta sintonia tra l’altro con la neonata era Obama.
La protagonista, che va a ingrossare le fila delle principesse disneyane, i­nesauribili fonti di campagne marketing e licensing, non è una fan­ciulla di sangue blu, tutt’altro.
Sia­mo lontani dalla Cenerentola che fa la sguattera sognando il principe az­zurro, anche se da questo film, così come da Il libro della giungla e da Gli aristogatti sceneggiatori e registi pescano a piene mani.
  Tiana ha imparato nella vita che l’u­nica cosa su cui si può contare è il proprio lavoro, così il suo sogno è quello di aprire un ristorante dove cucinare le sue squisite zuppe.
Ce l’ha quasi fatta, ma poi finisce per inciampare in un principe al verde, Naveen, nullafacente e donnaiolo, trasformato in un ranocchio da un mago vodoo deciso a mettere le ma­ni sui soldi della ragazza più ricca della città.
Il bacio di Tiana non cam­bierà le cose, anzi, le farà precipita­re: trasformata in una rana, la ra­gazza comincerà con il suo irre­sponsabile principe un lungo viag­gio nel bayou, palude del delta del­la Louisiana e del Mississipi popola­ta da eccentrici personaggi come l’alligatore Louis (doppiato da Pino Insegno) e la lucciola Ray (con la vo­ce di Luca Laurenti) che di certo pro­vocherà lacrime di commozione tra i più piccoli.
  Sognare ciò di cui si ha bisogno e non quello che si desidera smenti­sce il motto di Biancaneve che can­tava I sogni son desideri, ma fa ca­pire ai bambini che nella vita biso­gna imparare a riconoscere le cose davvero importanti, come l’amore.
Per gli adulti invece la morale, ben più amara, è anche che il vero pote­re non arriva dalla magia ma dal de­naro.
Il film piacerà alle bambine, ne siamo certi, perché punta su meccanismi narrativi e personaggi ampiamente collaudati.
Troppo, for­se.
Perché quello che manca rispet­to ai cartoon targati Pixar è proprio la voglia di cercare nuove strade, creare nuovi classici che sfidino il tempo e non solo i botteghini, in­ventare personaggi che restino dav­vero nel cuore.
Qui invece è eviden­te il tentativo di ricalcare antichi fa­sti senza rischi, con risultati decisa­mente meno entusiasmanti.
  «Realizziamo i nostri film – ci ha rac­contato Andreas Deja, talentuosis­simo supervisore dell’animazione arrivato ieri a Roma per accompa­gnare il film – pensando a un pub­blico di famiglie, non solo ai bambi­ni.
Lasseter non ha intenzione di ab­bandonare il disegno tradizionale, perciò ha [...]

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