Dite ai leader che la retorica populista sui social ha perso appeal.Bisogna rimettere la democrazia e le istituzioni al centro del linguaggio per non restare vittime della propria propaganda.

Autoreferenziali, provocatori e spesso ostili, i tweet e i post di leader europei (e non) dominano sempre di più la scena politica attuale, orchestrando e influenzando profondamente l’opinione pubblica.
A riguardo, è emblematico il recente tweet del presidente americano, Donald Trump, il quale ha ricordato che la discutibile decisione di ritirare l’appoggio americano ai curdi in Siria è stata presa nella sua «grande e ineguagliabile saggezza». 
La retorica di Trump non è certamente un caso isolato.
Dal paradigmatico discorso del leader ungherese Viktor Orban a Tusnádfürdő nel 2014 ai recenti eventi che hanno segnato il tortuoso processo della Brexit, il linguaggio dei leader sembra ruotare intorno a slogan ben definiti: “il popolo contro il parlamento”, la “volontà del popolo” contro “l’élite” o, nel caso degli Stati Uniti, la volontà del presidente contro “Washington”.
Questa sorta di “romanticismo febbrile”, come lo definirebbe lo scrittore francese Benjamin Constant, un...

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