Djokovic saluta Miami

Quella di ieri, al torneo Masters 1000 di Miami, è stata una giornata caratterizzata da qualche sorpresa.
La più clamorosa è senz’altro quella che riguarda il n.
1 del mondo, Novak Djokovic, sconfitto nella serata (ultimo match del giorno) da un brillante Tommy Haas, con il punteggio di 6-2/6-4. Nole, insolitamente falloso, non è riuscito a opporsi alla intraprendenza del tedesco, che ha giocato una partita quasi perfetta, mettendo pressione al più quotato avversario.Oltre ai meriti di Haas, giocatore spettacolare, dalle note qualità tennistiche, sembra evidente che siano pesati due fattori sul risultato finale: le condizioni climatiche e l'attuale livello di concentrazione del serbo. La serata è stata particolarmente fredda, disturbata anche dal vento, che rimane una condizione scomoda per un giocatore come il serbo che fa della precisione e dell’anticipo le sue armi principali (un po’ le difficoltà che ha sempre avuto Federer in presenza del vento); inoltre il freddo tende a rallentare la velocità della palla e il vantaggio di giocare a un ritmo meno asfissiante del solito (rispetto alle abitudini del serbo) ha dato modo al tedesco di avere maggior tempo per manovrare e per sviluppare il suo gioco. Resta il fatto che va applaudito un giocatore di 34 anni che, dopo i tanti problemi fisici, sia stato capace di tornare ad altissimi livelli e di esprimere nuovamente un tennis di alto livello.Per quanto riguarda il serbo, sarà da capire quanto questa tournèe americana (semifinale a Indian Wells, ottavi a Miami) possa incidere sulla sua attuale fiducia. La sensazione è che non sia un problema di tennis, tantomeno fisico.
Il match di Indian Wells contro Del Potro è stato perso per un calo di concentrazione (Nole conduceva 3-0 nel terzo set); la facilità con la quale ha perso il match di questa notte contro Haas suggerisce una completa assenza sotto il profilo mentale.Il sospetto è che Nole abbia bisogno di rifiatare da questo punto di vista, a seguito della formidabile cavalcata compiuta negli ultimi due anni e mezzo. Occorre ricordare lo straordinario 2011 dove soltanto un infortunio lo aveva fermato in autunno; una stagione che aveva affrontato senza una lunga sosta (dopo la Coppa Davis di fine 2010 il serbo aveva direttamente ricominciato la nuova stagione senza fermarsi). A questo biennio si è aggiunto un 2012 meno straordinario del precedente, ma forse molto più impegnativo, dal punto di vista mentale; la conferma della leadership è sempre più faticosa, oltre ai noti problemi personali (la [...]

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