Domenica delle Palme (16.03.08)

 Domenica delle Palme e della Passione del Signore – Anno A Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra.
Verso le tre, Gesù gridò a gran vo­ce: «Elì, Elì, lemà sabactà­ni? », che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Uden­do questo, alcuni dei pre­senti dicevano: «Costui chiama Elia».
E subito uno di loro corse a prendere u­na spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una can­na e così gli dava da bere.
Gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a sal­varlo! ».
E Gesù, emesso un alto grido, spirò.
Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si a­prirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.
(...)    Il cuore del Vangelo è il racconto di questo lun­go dolore.
La «bella no­tizia » in realtà narra una morte, il patire di un Dio appassionato.
Su questo paradosso Paolo centra tutto il suo annuncio: «Io non voglio sapere niente altro che Cristo e questi crocifisso».
  Solo inginocchiato davan­ti alla croce posso dire chi è Dio.
«Voi chi dite che io sia?».
Tu sei un crocifisso amore.
  La croce è l’abisso dove Dio si rivela l’amante.
Sulla cro­ce il male raggiunge la sua massima intensità: riesce ad uccidere l’autore della vita.
Proprio in quell’even­to Dio si esprime total­mente: in lui si precipita tutto il male del mondo, quel male che si vince solo portandolo.
E Dio dà se stesso al male che lo croci­figge, a noi che lo crocifig­giamo.
  Il sommo male toc­ca il fondo senza fondo del­l’abisso di Dio, che rivela la sua gloria: non salva se stes­so, ma dà la sua vita (S.Fau­sti).
Il nostro Dio è diffe­rente, è il Dio che entra nel­la tragedia cui è inchiodata ogni sua creatura, è amore che si immerge nell’oscu­rità e nel grido della nostra morte, che vince morendo.
Perfino il sole di mezzo­giorno sembra ribellarsi, la tenebra inghiotte la luce, è la creazione che ritorna al caos primordiale, a un «in principio» da cui Dio trae un mondo nuovo.
Il grido alto di Cristo che muore è la voce potente del Verbo creatore, che richiama il so­le dal grembo della notte; è il vagito possente e vitto­rioso dell’uomo che nasce.
Quando Gesù muore, un’altra creazione si di­schiude.
  Il Vangelo racconta che il sole, la terra, le rocce, il tempio, i sepolcri, i morti e i vivi, tutto è scosso e mes­so in discussione.
Matteo sa che l’ora che sommuove le profondità della storia e del cosmo è questa.
All’ora [...]

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