Dopo 10 anni di restauri, riapre al pubblico la tomba di Tutankhamon

Dopo un decennio di restauri, tornerà ad essere ammirata al pubblico la tomba di Tutankhamon, che ha rischiato di sparire per sempre.
Rinvenuta nel 1922 dall’archeologo inglese Howard Carter, a Luxor, la tomba di Tutankhamon torna a risplendere.
L’icona dell’Egittologia è stata sottoposta a uno scrupoloso lavoro di restauro, che ormai può dirsi completato.
L’intervento si è reso necessario a causa dei danni provocati da anni di turismo selvaggio, così dal 2009 al 2019 si è tentato di preservare l'antica sepoltura, garantendole un lungo futuro.
Per dieci anni si è operato in turni, con dodici restauratori al lavoro per volta, calati nella camera funeraria.
Tante le difficoltà che gli esperti del Getty Conservation Institute hanno dovuto fronteggiare.
Alcune di natura prettamente tecnica, dovendo agire con estrema cautela, altre invece legate all’instabilità politica del Paese, che ha spesso portato a delle lunghe pause.
Si è così tentato di mettere in sicurezza la tomba, con ogni mezzo possibile, intervenendo sui danni generati dall’umidità e dai batteri, per non parlare dei graffi lasciati dai milioni di turisti che ogni anno erano soliti visitare la camera funeraria.
Una presenza così massiccia di visitatori non può che comportare delle conseguenze, provocate anche soltanto dal fattore anidride carbonica.
A ciò si aggiungono minuscoli danni che, anno dopo anno, hanno seriamente messo a rischio uno dei patrimoni dell’umanità.
Dopo quest’ultimo restauro sono però stati installati dei nuovi sistemi di ventilazione, così come barriere per limitare l’accesso ai dipinti.
La camera vanta inoltre una nuova piattaforma per l’osservazione, alla quale si aggiungono luci e cartelli per favorire la visione e aiutare i visitatori a scoprire la storia del giovane faraone, deceduto a soli 18 anni.
L’importanza di tale tomba è data soprattutto dal suo eccellente stato di conservazione, il che ha fornito al mondo una visione d’insieme su quelle che erano le pratiche funerarie reali, così come l’arte e l’artigianato del tempo, con riferimento al Nuovo Regno (1550-1069 a.
C.).
Tra gli elementi principali posti all’attenzione dei restauratori vi era senza dubbio la celebre maschera d’oro massiccio.
Su di essa è stato operato un lavoro certosino, così come su tutti i pezzi rientranti nel novero del corredo funebre, pari a più di 5mila.
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