Dove ho imparato a drogarmi

In casa, da piccolo.
Imitando mio padre; ci ho messo un po' per accettare questa cosa.
Fino ad una certa età ti immagini che tuo padre sia il tuo opposto, e poi scopri che...
sei uguale, o quasi.
Lui assumeva modiche quantità, neanche tanto spesso; e non era poi così convinto.
Non arrivava ad uno stato di estasi; diciamo abbastanza compiaciuto, ma pur sempre distante.
Forse, anzi sicuramente, non immaginava l'effetto devastante che avrebbe fatto su di me.
Non pensava che io sarei stato travolto e che per tutta la vita sarei stato in uno stato di dipendenza.
Forse sarebbe stato più attento.
Ma io lo ringrazio; tramite lui, ho la mia droga, che mi aiuta ad andare avanti.
Quand'ero piccolo mi faceva ascoltare abbastanza spesso musica per pianoforte; tanto Chopin.
E qualcosina la suonava pure lui, con un bel tocco leggero ma energico e ricco di ritmo.
Ma il pianoforte, si sa, stanca.
Poi, un giorno, portò a casa un bel 33 giri con le Quattro Stagioni (Vivaldi), non ricordo suonate da chi; rimasi folgorato.
Il suono del violino, il ritmo, l'energia potentissima mi conquistarono.
Ancora oggi, quando sento un violino, suonato bene, mi commuovo.
Le vibrazioni mi entrano letteralmente in testa; è come se una leggera corrente elettrica mi attraversasse da tempia a tempia, calmando le mie ansie, e donandomi fiducia.
Poi fu il tempo della passione per le Sinfonie di Beethoven; e poi iniziai il mio percorso personale, avido di abbeverarmi alle fonti sonore del piacere assoluto.
Ieri sera, a Che tempo che fa, ho sentito parlare il grande maestro Uto Ughi (l'ho sentito dal vivo tre settimane fa); deplorava il tristissimo stato della scuola italiana dove non si fa musica, non si ascolta musica.
E il risultato non è solo una grande ignoranza, ma una profonda tristezza.
Per chi fosse così lontano dal paradiso da non sapere cosa ho inserito nel post (grazie Weller, era semplice)...
il pezzo è di J.S.Bach.
L'aria, secondo movimento dalla suite n.3 in Re maggiore, BWV 1068.

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