Dove l'albero abbraccia l'albero

Dove l'albero abbraccia l'albero mi piego alla foresta umana e cerco in te una chiusura, la cascata del limite nella sua misura.
Se tu fossi un ciottolo di mare, allora forse potrei tornare, ma per ogni cosa che succede qualcosa non germoglia, per ciò che si fa altrettanto si disfa, quanto annodi tanto si scioglie, e da oggi a domani, dal respiro di ieri a un singhiozzo strozzato d’inappartenenza questo sussistere che ci lega è il nido che continuamente ricostruiamo, come Ceice e Alcione sopraffatti dal mare, e ha una pace solo fugace, se non solamente nei solstizi d’inverno, poco più nell’ebdomadario delle nostre reciproche tentazioni: oltre e dopo le corrugazioni, i dossi e l’impazienza di affrettarsi fra gengive alberate, sbavate, inumidite come le tue cosce, accompagnate da un sole svogliato, quel che resta è la misura di quanto hai conosciuto, un’infinitesima quantità di morte strappata all’inconscio.
Ma se Medusa o Mercurio ti trasformassero in sasso, o s’aprisse la nostra custod...

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