Due anni dopo Berlino, nei giorni della rabbia dei gilet gialli, il terrore islamista torna a insanguinare il Natale, nel cuore dell'Europa. A colpire, ancora una volta, un giovane francese di seconda generazione, simbolo dell’integrazione fallita

Attentato a Strasburgo, mancava solo il terrore per colpire a morte l’Europa ferita.
Si chiamerebbe Cherif C. l’attentatore che nella serata di ieri ha aperto il fuoco rue Orfèvre, tra le bancarelle dei mercatini di Natale di Strasburgo, uccidendo (per ora) tre persone e ferendone una dozzina, e a cui la polizia sta ancora dando la caccia. L’identikit è quello tipico dei lupi solitari: francese, di origini marocchine, radicalizzato di recente, probabilmente in carcere, nell’anomia delle seconde generazioni delle banlieue transalpine. Islamizzazione del radicalismo, l’ha chiamata il sociologo francese Oliver Roy: giovani che trovano nella follia religiosa il modo per esprimere il loro conflitto contro una società da cui si sentono alieni.

Riecco il terrore, insomma, che pensavamo di esserci lasciati alle spalle dopo un 2018 in cui l’estremismo islamista sembrava essersi spento. Spiacenti, non è così. E la sveglia è arrivata nella città simbolo dell’Europa, alla vigilia della plenaria...

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