Due partiti in uno, ma la resa dei conti tra dem è congelata

Maria Luisa Gnecchi, vicina all’ex leader della Cgil Susanna Camusso, al Welfare. Giuseppe Provenzano, molto critico con il Jobs act, alla casella lavoro. E soprattutto Andrea Giorgis, che al referendum del 2016 si schierò per il No, responsabile delle riforme istituzionali. Più che per l’esclusione della minoranza dalla nuova segreteria, fatto normale e sempre accaduto nel Pd degli ultimi anni, sono le persone scelte in alcune caselle chiave a dare l’impressione ai renziani più o meno doc che la cesura con il passato è nettissima. E non più ricucibile.
Con la leadership di Matteo Renzi sembra che si voglia archiviare anche tutta una stagione di riforme che pure ha visto protagonisti molti dei dirigenti che ora appoggiano il segretario Nicola Zingaretti: da Paolo Gentiloni a Dario Franceschini, da Luigi Zanda allo stesso Andrea Orlando che ora copre l’area sinistra del partito.
L’accusa dei renziani: «Una segreteria anti-riformista» 
«Una provocazione, vogliono rifare il Pds, voglion...

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