Dylan

Jean Montalbano
Dylan da cucciolo
Interpellato per una scheda biografica in vista dell’esordio discografico, lo sconosciuto provinciale  Zimmerman rispose inventandosi d’essere arrivato a New York, da autentico hobo, in vagone merci, allorché era ormai diffuso l’uso, per gli stessi “vagabondi”, di spostarsi su più comodi Greyhound. Calcando sulla scelta del mezzo dismesso, e compiacendo alle attese scontate di un pubblico purista, si manifestava la volontà di smarcarsi, superandoli all’indietro, dai movimenti dell’Altra America anni sessanta.
Memorizzate le coordinate apprese dalle lezioni di Woody Guthrie, Dave Van Ronk o Ramblin’ Jack Elliott il suo acclimatamento nel Village, già centro del mondo pur se italianizzato (erano pochi gli imprenditori che non pagassero il pizzo) è costituito da esibizioni, pomeridiane prima che serali, in locali poveri o nei club meno pidocchiosi come il Café Wha ? o il Gaslight.
In molte pagine di Chronicles volume 1 (Feltrinelli, 2005) Bob Dylan è spes...

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