E' CALDA COSI' LA MALVA: Poesie per Vittoria, Trude e un ignoto primo amore tricaricese

      E’ calda così la malva è la sezione di E’ fatto giorno in cui, forse più che in ogni altra, è prevalente un motivo.
L’amore.
Le poesie d’amore suscitano lo stupore di Mara Sabia[i] alla scoperta di romantiche vie del cuore nella poesia di Rocco Scotellaro o, in tutt’altra direzione, offre modo a Raffaele Nigro, piluccando su note di «erotismo» nell’opera scotellariana, di relegare Scotellaro in una infinita infanzia e vent’anni dopo, unendo le note dell’erotismo ai motivi della fede e della morte, di decretarne l’approdo finale, in fuga nella (dalla) notte contadina.
La poesia d’amore di Scotellaro, o erotica come Nigro preferisce, sorprende come se fosse stato infranto un tabù che apparirebbe, per l’appunto, incredibile in una poesia, «emblema, per decisione della critica, di una civiltà contadina irrealisticamente elevata ad una sfera di rigidità e di rigore morale, priva dunque di devianze, di perversioni, di nevrosi, fenomeni e malattie codificati come borghesi e perciò elusi o scartati a priori».
Il poeta della civiltà contadina sarebbe tale «per decisione della critica» e la civiltà contadina sarebbe elevata a una sfera di rigidità e di rigore morale «irrealisticamente».
(Ma dove si leggono nella poesia di Scotellaro devianze, perversioni, nevrosi ?).
Infranti, ad ogni modo, questi tabù, dove è finito Rocco Scotellaro? Questo, appunto, è l’incipit dell’intervento di Nigro a Parma.
     Rocco si legge, a sessant’anni dalla morte.
Era un ragazzo precoce, che aveva fatto esperienze politiche, amministrative e sindacali e cariche di responsabilità, si era fatto carico del «mondo» in cui era nato e vissuto, percorrendo un cammino « troppo rapido per il suo piccolo, fragile cuore contadino » come ha scritto  Carlo Levi nella Prefazione alla sua edizione di E’ fatto giorno.
Esperienze e poesia furono un tutt’uno e la morte colse un ragazzo in formazione, che poeticamente, in modo creativo e fedele, cercava ancora la strada per sé e per il suo mondo, che è la paglia della cova da cui altre ali fuggiranno.
Era un ragazzo, baciato dalla passione della poesia, che conosceva e viveva anche l’amore con leggerezza, stupore, intensità di sentimenti, sanità di mente e di cuore, pudore e timidezza di un povero ragazzo lucano vissuto nella prima metà del secolo scorso.
     Dopo le quattro poesie dedicate a Isabella in questo post  ne riporto altre quattro in cui si individua il nome di altre due donne e il riferimento a un ignoto primo amore [...]

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