E ADESSO POVERO RICUCCI ??

In certi ambienti tutti se lo aspettavano, ma lui – “furbetto” per l’ennesima volta – non dava peso alle chiacchiere e continuava imperterrito per la sua strada: mi riferisco a Stefano Ricucci ed al suo arresto con l’accusa di “aggiotaggio”.
Anzitutto vediamo cosa significa il termine usato dal magistrato, avvalendoci come di consueto del Devoto – Oli: dicesi aggiotaggio “la speculazione sul crescere o diminuire del costo di pubblici valori o sul prezzo di certe merci, fatta (la speculazione) avvalendosi di informazioni riservate o divulgando notizie false per alzare o abbassare tali quotazioni, allo scopo di avvantaggiarsi a danno dei risparmiatori e dei consumatori”.
Evidentemente i due autori del celebre Dizionario non avevano sentore della pratica, dato che quello che è sopra riportato viene comunemente messo in opera da qualunque persona che faccia di mestiere il finanziere (cioè colui che acquista beni mobili e li rivende ad un prezzo maggiorato) oppure l’immobiliarista (cioè colui che acquista beni immobili e li rivende a prezzo maggiorato).
Non voglio dire che il bravo Ricucci non abbia commesso qualche reato, anzi forse ne ha commessi assai, e questo da quando ha iniziato a fare soldi abbandonando la nobile professione di odontotecnico per intraprendere quella ben più remunerativa di immobiliarista; quello però che mi lascia un poco perplesso è che la buccia di banana sulla quale è scivolato sia stata la scalata alla RCS, società editoriale del Corriere della Sera, dove il nostro “furbetto” era arrivato a detenere il 20% della quota sociale e quindi ad un passo dall’entrare nel “sindacato di controllo”.
Sull’RCS esistono due frasi celebri e ve le riporto così come mi sono arrivate: la prima parla di una sorta di autorizzazione preventiva (da parte di chi?) per muovere queste scalate, in assenza della quale vale il principio che “chi tocca il corrierone muore!”; la seconda è un celebre motto del compianto Enrico Cuccia, il quale affermava come in certe circostanze “le azioni non si contano ma si pesano” alludendo al fatto che una azione in possesso di Tizio può “pesare” più dell’analogo titolo detenuto da Caio.
Ricucci, con la spavalderia della persona che si è fatta da solo, con la sicumera di quello al quale sono sempre andate tutte bene, non ha usato un minimo di prudenza e si è invece gettato allo sbaraglio; al primo passo falso (sembra che abbia brigato per cercare di far lievitare il prezzo delle azioni che era costretto a rivendere) la [...]

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