E SE SPIES NON ANDAVA VIA DALLA YAMAHA, ROSSI...?

Secondo alcuni Ben Spies è stato vittima di una specie di complotto per far posto a Valentino Rossi, i suoi guasti meccanici sarebbero stati "indotti" volontariamente.
Senza scendere necessariamente nei racconti di tipo fantasy, analizziamo la vicenda con una domanda: E se Spies non fosse andato via dalla Yamaha? Se Ben avesse avuto più fortuna e meno guasti tecnici probabilmente sarebbe stato riconfermato ad Iwata.
Questa scelta avrebbe spiazzato Rossi che, non volendo rimandere in Ducati (è stata una sua scelta quella di lasciare Borgo Panigale, Ducati lo avrebbe voluto ancora) si sarebbe trovato a...Piedi? In realtà bisogna fare ordine in questa intricata vicenda.
e per farlo usiamo le parole di Ben Spies che ha detto in tempi non sospetti: "un impiegato di alto livello di Yamaha mi ha detto di non aver più fiducia in me dopo Laguna Seca dove ruppi il forcellone, io in quel momento ho deciso di lasciare la Yamaha..." Quindi è stato l'americano a decidere di lasciare la Yamaha? Oppure è stato "invitato" a lasciare il team? Da come lo spiega Ben, Yamaha lo ha "invitato" a lasciare il team e Spies ha deciso di lasciarlo incazzato nero.
Ed ecco dove nasce la teoria del complotto: Ben è stato invitato a lasciare la Yamaha per fare posto a Rossi? Questo è impossibile dimostrarlo, più facile e concreto parlare del FATTO: Spies è stato sicuramente invitato a lasciare la Yamaha, è stato messo in condizione di licenziarsi piuttosto che di essere licenziato (cosa mai bella a livello professionale e...Mediatico).
Se Rossi fosse o meno nei programmi di Yamaha questo è un mistero.
Sicuramente una forte componente popolare (i fans) volevano il ritorno di Valentino ad Iwata, questi erano sicuramente superiori come numero rispetto a quelli che volevano la conferma di Spies e dato che il motociclismo funziona anche in basa al gradimento del pubblico (in particolare in TV), la scelta di Rossi in Yamaha è sicuramente la più giusta se non da un punto di vista sportivo, sicuramente mediatico.
Marco Meli

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