E al Loreto Mare medici ancora in rivolta:«Nessuno ci tutela»

Edizione BENEVENTO 11/08/2010 E al Loreto Mare medici ancora in rivolta: «Nessuno ci tutela» Melina Chiapparino Le aggressioni sono ancora un pericolo in agguato per medici e infermieri del pronto soccorso al Loreto Mare.
Anche la paura di ricevere minacce e percosse dai familiari dei ricoverati è viva più che mai tra gli operatori dell'ospedale di frontiera.
Una semplice attesa, un tafferuglio per farsi medicare prima degli altri e scoppia il far west.
Il problema dei violenti raid verbali e fisici ai danni dei camici bianchi, portato alla ribalta dalla denuncia sottoscritta da 60 dipendenti del nosocomio di via Vespucci, non ha ancora trovato una soluzione.
A distanza di una settimana dalla consegna in Procura del documento che segnala «il grave stato di disagio lavorativo presente nel pronto soccorso», il comparto sanitario non abbassa la guardia.
«In questi ultimi giorni non si sono verificati episodi drammatici come quelli che solitamente avvengono con medici e infermieri costretti a farsi medicare a causa delle percosse ricevute, ma siamo in massima allerta perché ancora esposti a ogni tipo di rischio», sottolinea Carlo Landolfi, presidente del Coordinamento Infermieri Regione Campania.
«La struttura dell'ospedale consente facilmente l'ingresso a chiunque - spiegano degli infermieri - capita infatti che la gente scavalchi i cancelli più bassi, introducendosi nei reparti dal parcheggio attraverso le scale di emergenza esterne, questo perché da due anni manca la vigilanza nel gabbiotto dell'area parking che circonda l'ospedale».
La carenza di un numero sufficiente di VIGILANTES, attualmente presenti con sole due unità nel pronto soccorso, e la mancanza di un drappello di polizia attivo nelle ore notturne, sono 'due problemi che se risolti potrebbero garantire più sicurezza e tranquillità psicologica per i medici e gli infermieri che lavorano in trincea».
Sotto accusa, sempre all'interno della denuncia, la mancanza del Triage, il protocollo di smistamento delle emergenze a seconda della loro gravità in base all'applicazione di codici, dal rosso al bianco.
«Il Triage è ancora una chimera- dicono i medici - e finché non verrà applicato continueranno zuffe e aggressioni da parte dei parenti che in preda alla rabbia e al panico, si contendono la priorità delle visite, arrivando anche a minacciarci fisicamente».
Nell'attesa di risposte dalla magistratura e di sapere, eventualmente, quali procedimenti giudiziari verranno messi in campo, medici e infermieri sottolineano: «Il nostro è un vero e proprio [...]

Leggi tutto l'articolo