E da oggi uno spazio per noi fisarmoniciste

Qualunque sia la strada che ci ha portate alla scelta di questo strumento, sono sicura che per tutte noi è fonte di libertà espressiva.
Questo scritto vuole essere uno sguardo personale, nulla di più, su un mondo poco conosciuto.
La donna e la fisarmonica, strumento solitamente associato ad un mondo maschile, ma in cui il contributo femminile ha un gran peso.
Confrontandomi in questi giorni con una fisarmonicista islandese Magrét Arnardòttir, e parlandole di questo mio progetto, mi dice in inglese questa frase “come amo questo angolo sulle fisarmoniciste” e mi offre uno spunto importantissimo.
Utilizzare la parola “angolo” per definire lo spazio dedicato alle fisarmoniciste può farci sembrare “ai margini” ma per noi donne, abituate all’elaborazione, questa parola è perfetta, definisce lo spazio intimistico da cui partiamo per l’elaborazione del nostro vissuto il che ci rende poi pronte alla condivisione con il mondo.
E credo che sia per questo che durante la mia ricerca scopro che molte fisarmoniciste non si esibiscono solo in locali e teatri, ma anzi viaggiano attraverso strade, regioni e oltre con questo strumento e trasformano la loro musica in un vero e proprio viaggio.
  Ci scopro un po’ nomadi.
Molte di noi sono approdate a questo strumento per discendenza altre ci sono arrivate attraverso il pianoforte o altri strumenti nella ricerca di una maggiore libertà espressiva.
Io approdo alla fisarmonica per discendenza, la suonava mio padre.
Inizialmente non la volevo suonare per una  lite che è durata tutta la vita, poi è diventato il mio strumento principale l’unico che mi ha permesso di comunicare con lui anche alla fine.
All’inizio dissi che non la volevo suonare, iniziai a studiare il pianoforte e abbandonai la fisarmonica.
Il che non era una bugia, per tutto un periodo della mia vita, il pianoforte mi corrispose di più, era più intimistico, assecondava di più  la mia timidezza, potevo suonarlo senza per forza uscire allo scoperto, poi ripresi la fisarmonica per parlare con mio padre quando si ammalò e mi diede respiro in un momento in cui respiro non c’era, mi consentì di comunicare .
Da li in poi mi accorsi che alcune cose erano cambiate in me, era svanita la timidezza, era subentrata una gran voglia di libertà, di comunicazione.
Voglia di uscire allo scoperto , voglia di aprirsi agli altri…….e pensate solo all’immagine della fisarmonica che si muove ed emette musica attraverso l’aria che passa nel mantice quest’apertura di suono, questa vicinanza al petto che [...]

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