E la Mafia giocò d'azzardo...

PALERMO - "Eravamo trattati come se fossimo i padroni del casinò", con queste rivelazioni importanti il collaboratore di giustizia, Francesco Campanella, ex presidente del consiglio comunale di Villabate (Palermo), affiliato alla cosca dei Mandalà, che falsificò la carta di identità a Bernardo Provenzano prima del viaggio a Marsiglia per l'operazione alla prostata, ha reso possibile l'arresto di tredici boss mafiosi.
La Dda di Palermo ha infatti scoperto un giro di riciclaggio di denaro proveniente dalle estorsioni e da traffici illeciti nel casinò di Saint Vincent.
I boss mafiosi siciliani sarebbero entrati in rapporto con la casa da gioco fino a diventarne le anime.
L'indagine della Dda di Palermo e coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e dai sostituti Maurizio De Lucia e Gino Cartosio, si basa su intercettazioni telefoniche e sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia.
Dagli accertamenti svolti, risulta che un gruppo, vicino al boss Nicola Mandalà, già detenuto per mafia e accusato di avere gestito negli ultimi anni la latitanza di Provenzano fra cui anche il viaggio a Marsiglia del padrino, negli ultimi anni avrebbe riciclato denaro sporco nella sala da gioco con la complicità di alcuni dipendenti del casinò che ora sono indagati.
Il collaboratore di giustizia, Francesco Campanella, ha fornito agli inquirenti tutte le notizie sulla frequentazione del casinò di Saint Vincent da parte del boss Nicola Mandalà e sul grado di infiltrazione mafiosa che era riuscito a realizzarvi.
Campanella avrebbe indicato nella persona di Michele Maiorana l%u2019"account" al casinò per il gruppo mafioso.
Per Maiorana è scattato l%u2019 arrestato con l'accusa di riciclaggio, con l'aggravante d'aver commesso il fatto al fine di agevolare l'attività di Cosa nostra, avvalendosi delle condizioni previste dall'associazione mafiosa.
Maiorana "gestiva tutti quei signori che giocano dalla Sicilia", cosa confermata dalle intercettazioni telefoniche.
Il boss di Villabate disponeva di "carte d'oro", documenti che consentono ai clienti più graditi di avere una serie di agevolazioni (ristorante gratis, suite e altro), ma anche di ottenere delle deroghe non solo alle regole della casa da gioco, perfino alle leggi dello Stato, in particolare quelle in materia di antiriciclaggio.
Il meccanismo era tutto sommato semplice: Mandalà otteneva dall'ufficio del casinò ("grazie ai buoni uffici del compiacente direttore") un fido di 100.000 euro, superiore a quanto le regole della casa da gioco consentirebbero.
Il che [...]

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