E non dite che è colpa dei tagli del governo

DOPO IL CROLLO del Muro nel ’99, dopo la fine del mito del buongoverno, dopo anni di tristi classifiche sulla microcriminalità e il tonfo della gastronomia, dopo l’onta del commissariamento, Bologna ha abbrunato ieri un’altra bandiera, quella dei servizi sociali.
Forse la più importante, quella che da decenni la contraddistingueva in Italia e all’estero.Un altro mito iniziato con il primo asilo nido nel 1969 e proseguito con un sistema di welfare che tutto il mondo ha studiato e, in certi casi, anche copiato.
La tragica vicenda del piccolo Devid morto di polmonite non è colpa dei tagli del governo (che pure stanno per abbattersi anche sotto le Due Torri).
E’ figlia invece di una decisione della giunta Cofferati che, in nome di un non meglio precisato decentramento, nel 2008 fece a fette uno dei migliori e più collaudati sistemi di assistenza sociale.
Una ‘riforma’ per cui un barbone, un bimbo abbandonato o uno straniero rifugiato, invece d’esser seguiti sempre dallo stesso operatore, vengono palleggiati da un assistente sociale di un quartiere all’altro a seconda dei loro spostamenti.
Una scelta sciaugurata cui non riuscì a porre rimedio il ‘sindaco breve’ Delbono, e alla quale con molta fatica sta lavorando il commissario Cancellieri su cui ricade adesso l’onere del tragico evento.
Cancellieri replica che i servizi hanno sempre seguito il caso ma che si sono sempre trovati davanti al muro dei genitori che ripetevano «non siamo barboni, abbiamo una casa».
SPIACE DIRLO, ma è una risposta insufficiente.
Perché nel momento in cui l’operatore di un quartiere segnalò un disagio al collega del secondo quartiere, non si mise in moto il meccanismo di controllo con il quale si sarebbe facilmente appurato che in quella casa i genitori del piccolo Devid non abitavano più.
E sì che la madre ha avuto tre figli da tre compagni diversi e un altro da un marito.
E sì che i primi due le erano già stati sottratti per esser dati in affido.
Cos’altro serviva ancora per pigiare il dito su quel campanello? E’ proprio vero che i servizi sociali conoscevano bene il caso, come ha detto il commissario.
Ma proprio per questo avrebbero dovuto intervenire con molta più incisività e tempestività.
Carenze di personale per ferie natalizie? Carichi di lavoro eccessivi? Disorganizzazione? Può darsi, oppure no.
Ma nessuna di queste ragioni potrà mai ridare la vita a Devid e, ai bolognesi, la sensazione che la loro città non stia precipitando sempre più.
Fonte articolo: ilrestodelcarlino.it

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