ENRICO BERLINGUR

                                            di Chiara Valentini   La storia di Enrico Berlinguer, il segretario più amato del Pci, è la storia di un personaggio irripetibile.
Non esiste, nelle vicende italiane recenti, un uomo che la gente si sia sentito tanto vicino, perfino al di là delle posizioni politiche del suo stesso partito.
Ricordo che a quello straordinario bagno di folla che sono stati i suoi funerali c'erano moltissimi cartelli con scritto "Enrico, ti vogliamo bene".
Molta gente piangeva per le strade, o telefonava agli amici per cercar conforto, come se fosse mancata una persona cara.
Credo che una spiegazione di tutto questo vada cercata proprio nella vita di Enrico Berlinguer, nel suo modo di intendere la politica e nella convinzione che la politica non poteva essere fatta solo di grandi disegni e strategie ma di attenzione alle passioni e ai bisogni delle donne e degli uomini in carne ed ossa.
Ma c'era qualcos'altro ancora...
Berlinguer cedeva che al fondo di ogni scelta politica deve esserci una scelta morale e che per nessuna ragione si può rinunciare a fare quel che si ritiene giusto.
Quando era diventato segretario generale del Pci, nel '72, Berlinguer aveva scritto a un vecchio compagno di scuola del liceo Azuni di Sassari, la sua città: "Non si può rinunciare alla lotta per cambiare ciò che non va.
Il difficile, certo, è stare in mezzo alla mischia mantenendo fermoun ideale e non lasciandosi invischiare negli aspetti più o meno deteriori che vi sono in ogni battaglia.
Ma alternative non ne esistono".
In quel momento aveva cinquant'anni e, fuori dal Pci, non era molto popolare e conosciuto.
Soprattutto la grande stampa tendeva a rappresentarlo come un personaggio grigio e triste, tutto interno alla nomenklatura di partito, un secchione che "si era iscritto giovanissimo alla direzione del Pci", secondo una famosa battuta di Giancarlo Pajetta.
Anni dopo, interrogato da Giovanni Minoli per Mixer su quale fosse la cosa che gli dava più fastidio sentir dire di sé, Enrico aveva risposto: "Che sarei triste, perché non è vero".
E in effetti tutti quelli che l'hanno conosciuto conservano nella memoria un uomo del tutto diverso, capace di grandi emozioni e di grandi svolte.
Enrico era un uomo che aveva l'arte di vivere.
Spesso ha imparato la lezione dei fatti ed è ripartito dagli errori per intraprendere strade nuove.
Oggi tutti riconoscono a Berlinguer il merito dello strappo dell'Unione Sovietica.
Ma pochi ricordano che da ragazzo Enrico aveva [...]

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