EZRA POUND

Soffitta   Vieni, compiangiamoli quelli che stanno meglio di noi.Vieni, amica, e ricordache i ricchi han maggiordomi e non amici,E noi abbiamo amici e non maggiordomi.Vieni, compiangiamo gli sposati e i non sposati.L'aurora entra a passettinicome una dorata Pavlova,E io son presso al mio desiderio.Né ha la vita in sé qualcosa di miglioreChe quest'ora di chiara freschezza,l'ora di svegliarsi in amore.
CANTO 81 Ciò che sai amare non ti sarà strappato.Ciò che sai amare rimane, il resto è scoriaciò che sai amare non ti sarà strappatociò che sai amare è il tuo vero retaggioil mondo, quale? Il mio, il loroo di nessuno?Prima venne la vista, poi diventò palpabileEliso, fosse pure in quell’antro d’inferno,ciò che tu sai amare è il tuo vero retaggiociò che tu sai amare non ti sarà strappato.La formica è centauro nel suo mondo di draghi.Deponi la tua vanità, non è l’uomoche ha fatto il coraggio, o l’ordine o la grazia,deponi la tua vanità, dico, deponila!La natura t’insegni quale posto ti spettaper gradi d’invenzione o di vera maestria,deponi la tua vanità,Paquin, deponila!Il casco verde tua eleganza offusca.“Padroneggia te stesso, e gli altri ti sopporteranno”.Deponi la tua vanitàsei cane bastonato sotto la grandinetronfia gazza nel sole delirante,mezzo nero mezzo biancotu non distingui fra ala e codagiù la tua vanitàspregevole è il tuo odioche si nutre di falso,deponi la tua vanità,sollecito a distruggere, avaro in carità,deponi la tua vanitàdico, deponila!Ma avere fatto piuttosto che non farequesta non è vanitàaver bussato, discretamente,perché un Blunt ti apraavere colto dall’aria una tradizione vivao da un occhio fiero ed esperto l’indomita fiammaquesta non è vanità.L’errore sta tutto nel non fatto,sta nella diffidenza che tentenna…(Ezra Pound, da Canti Pisani)  Histrion   Nessuno mai osò scrivere questo,ma io so come le anime dei granditalvolta dimorano in noi,e in esse fusi non siamo cheil riflesso di queste anime.Così son Dante per un po' e sonoun certo Francois Villon, ladro poetao sono chi per santità nominarefarebbe blasfemo il mio nome;un attimo e la fiamma muore.Come nel centro nostro ardesse una sferatrasparente oro fuso, il nostro "Io"e in questa qualche forma s'infonde:Cristo o Giovanni o il Fiorentino;e poi che ogni forma impostaradia il chiaro della sfera,noi cessiamo dall'essere allorae i maestri delle nostre anime perdurano.
L'albero mi è penetrato nelle mani   L'albero m'è penetrato nelle mani,La sua linfa m'è ascesa nelle braccia,L'albero m'è [...]

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