Eddie Redmayne, omaggio alla prima transgender

Cristiana Paternò05/09/2015 VENEZIA - C'è persino un glossario nei materiali stampa diThe Danish Girl, dove scopriamo la terminologia più appropriata per parlare della "transizione".
Ad esempio l'intervento chirurgico è preferibile chiamarlo "riassegnazione sessuale" o "gender confirmation" piuttosto che cambio di sesso.
E questa estrema delicatezza, questo rispetto assoluto, percorre tutto il film di Tom Hooper.
Che riesce nel difficile compito di restituire, con linguaggio mainstream, la complessità psicologica e il dramma interiore di chi si sente nato in un corpo diverso rispetto alla sua identità sessuale profonda, una donna in un corpo maschile in questo caso.
A maggior ragione nella seconda metà degli anni '20, pur nell'evoluta Danimarca.
Il film, in concorso a Venezia 72, accolto molto bene dai giornalisti, si ispira alla storia vera di Einar Wegener, alias Lili Elbe, pioniera transgender, la prima persona che si sia sottoposta alla chirurgia - ancora del tutto sperimentale - per realizzare il suo sogno di avere un corpo femminile.
All'inizio del film vediamo Einar, un pittore danese di paesaggi, assieme alla moglie Gerda, anch'essa pittrice: sono una coppia molto innamorata e complice che cerca di avere un bambino.
E sarà proprio Gerda, quasi intuendo la vera natura del compagno, a "liberare" Lili, cominciando a dipingere il marito in abiti femminili.
Il percorso sarà lungo e accidentato, fatto di ritrosia e imbarazzo, incomprensione e paure.
Einar/Lili sarà anche bollata di schizofrenia dai medici non attrezzati a comprendere i suoi desideri e pronti a definirla un pervertito...  Naturalmente il film, scritto da Lucinda Coxon, non esisterebbe senza Eddie Redmayne, un interprete dotato di grandi capacità di trasformismo (già messe alla prova nel ruolo dello scienziato Stephen Hawking in La teoria del tutto, che gli è valso l'Oscar).
"Mi sembra che Eddie esprima meglio di altri una certa fluidità di genere, ha già recitato in vesti femminili, in Violet, anche se qui ci siamo concentrati più sulla transizione uomo-donna", spiega il regista, anche lui "oscarizzato" per Il discorso del re, a chi gli chiede perché non ha scelto un attore trans.
Ma aggiunge: "L'accesso agli attori transgender è d'importanza chiave: nell'industria adesso c'è un problema in questo senso perché è un accesso ancora molto limitato.
Credo si possa fare qualcosa di più perché ci sia un'apertura maggiore da questo punto di vista".
In The Danish Girl ad esempio compare l'attrice trans Rebecca Hoot nel ruolo [...]

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