Effetto Brexit sull'Università: controesodo di ricercatori dal Regno unito

C'è un'altra conseguenza della Brexit che viene oggi illustrata da Il Sole24 Ore.
Sono giunte molte più richieste per tornare in Italia dal Regno unito.
Purtroppo, però, i fondi all'Università sono pochi e così molte di esse verranno respinte.
Da quel che si legge sul quotidiano, a scrivere sono stati professori e ricercatori italiani da tutte le università del Regno Unito.
La loro presenza nel Regno Unito infatti li ha fatti sentire non solo più lontani dall'Italia, ma anche più lontani dall'Europa.
Da qui il boom di richieste.
Giorgio Bellettini, direttore del dipartimento di Economia dell'università di Bologna, ha fatto notare un fenomeno interessante.
«Ad aprile avevamo lanciato una call of interest per alcune cattedre di professore ordinario e associato nel nostro dipartimento.
In due mesi e mezzo avevamo avuto soltanto 38 domande.
Dalla stessa sera del referendum, il 23 giugno, un'impennata di richieste, 35 in una settimana, e gran parte da docenti italiani con contratti in università inglesi, ma anche da professori di altre nazioni emigrati nel Regno Unito.
La Brexit e il controesodo di cervelli Un controesodo di cervelli.
C'è anche una logica economica alla base.
Europa infatti significa fondi europei.
Budget ricchi, milioni di euro destinati alla ricerca.
Dopo la Brexit, gli atenei britannici potranno ancora avere i fondi per il loro progetti? Il problema però è che non sembra che l'Italia sia pronta a questo controesodo, visto che le università privilegiano chi è cresciuto dentro i dipartimenti piuttosto di chi arriva da fuori.
Si mira a far arrivare nelle università studiosi di alto profilo, ma senza gravare sui bilanci degli atenei.

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