Elezioni, Renzi: “Devo tornare a fare il Renzi 1. Basta primarie, sono in crisi”

  Dopo la sconfitta alle amministrative, il premier si sfoga e punta il dito contro il metodo di selezione della classe dirigente del Pd: "Casson, Paita, De Luca, Emiliano, Moretti.
Io su quelle scelte non ho messo bocca".
Roma? "Fossi in Marino, non starei tranquillo".
Quando il premier diceva: "Le primarie sono un fatto molto, molto positivo", perché "servono per dettare l’agenda all’Italia"   di F.
Q. | 16 giugno 2015 La sconfitta brucia, la ferita è ancora fresca.
Se le débâlcle inVeneto e Liguria le aveva ingoiate a fatica ma con il sorriso sulle labbra, i ko multipli incassati alle Comunali non scendono con la stessa facilità.
Quarantotto ore dopo, Matteo Renzi rispolvera i panni del rottamatore: “Queste elezioni dicono con chiarezza che con il Renzi 2 non si vince.
Devo tornare a fare il Renzi 1.Infischiarmene dei D’Attorre e dei Fassina e riprendere in mano il partito“, è la promessa fatta dal premier in un colloquio in apertura di prima pagina della Stampa. E il primo obiettivo dell’ex sindaco furioso è chiaro: “Una cosa è certa: le primarie sono in crisi.
Dipendesse da me, la loro stagione sarebbe finita”.
Lo strumento di selezione della classe dirigente del Pd, a suo dire, non ha funzionato: “Casson, Paita, De Luca, Emiliano, Moretti.
Io su quelle scelte non ho messo bocca”. Quella che brucia di più, tra le sconfitte del secondo turno, è quella incassata a Venezia.
E qui il segretario del Pd è forse ancor più tranchant: “Era scritto che Casson perdesse.
A Venezia mi è venuto incontro un signore: ‘Salve, sono l’unico renziano della città…’.
Era Brugnaro, il candidato del centrodestra che ci ha battuto” Le primarie nel mirino, quindi.
Sono lontani i tempi in cui, da aspirante segretario del Pd, le giudicava “un fatto molto, molto positivo“, si diceva “convinto che era giusto fare una battaglia nazionale, e larifarei oggi, perché era un segnale che andava dato” (Ansa, 17 dicembre 2012) e predicava che fossero “spalancate, non aperte” perché equivalgono a “chiedere alle persone di dare una mano per cambiare il Paese” (Ansa, 20 settembre 2013). Un trasporto che lo portava a consigliarle anche all’avversario politico: “Il giorno in cui anche il Pdl le farà gli italiani saranno tutti più felici” (Ansa, 8 ottobre 2013).
E che gli piacevano ancor di più quando sentiva di poterle vincere: “Possono gonfiare quello che vogliono ma non si elegge cosi’ il segretario, se anche tra gli iscritti vincesse Paolo Bianchi [...]

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