Elezioni politiche 2008: l'inaspettata "valanga" Berlusconi

Un totale definitivo del 46,8% alla Camera per il PDL, contro il 37,6% del PD.
Al Senato, il "popolo" di Berlusconi arriva al 47,3%, contro il 38,0% del PD di Veltroni. Con uno scarto di 9 punti percentuale sia alla Camera che al Senato, il Popolo della Libertà guidato da Silvio Berlusconi ottiene una vittoria schiacciante - quanto imprevista - sul Partito Democratico di Walter Veltroni.
  E’ questo l’esito delle elezioni politiche 2008, concluse lunedì 14 aprile.
Sebbene le previsioni, durante la campagna elettorale dei due schieramenti, dessero leggermente favorito il PDL - anche in conseguenza dei quasi due anni piuttosto difficili del governo Prodi - nessuno, nemmeno all’interno della stessa compagine vincente, avrebbe ipotizzato una simile “valanga”.
Anche se in calo rispetto al 2006, l’affluenza al voto ha superato comunque l’80%, decretando ulteriormente una giornata elettorale che diventa quasi storica, anche nell’analisi al dettaglio: 13 regioni su 19 scelgono i colori del PDL e la Lega, considerata da sempre un’espressione tipica dei territori del Nord, conquista anche le roccaforti memorabili della sinistra, su tutte l’Emilia Romagna.
  Se da una parte si esulta, come nessuna proiezione - almeno fino alle 16.30 di lunedì - avrebbe potuto diagnosticare, dall’altra il rammarico e la sconfitta diventano addirittura doppi.
E doppiamente amari: oltre ai numeri chiarissimi e incontrovertibili dei risultati politici finali, la sinistra - quella cosiddetta “radicale” e comunque la più convintamente “ideologica”, delineata dalla Sinistra l’Arcobaleno - perde addirittura ogni rappresentanza alla Camera.
Mai, nella storia della Repubblica Italiana dal 1948 in poi, era successo che una parte così rilevante della Democrazia - per alcuni fondamentale, proprio perché contribuì in modo determinante alla nascita della Repubblica stessa - venisse estromessa dal Parlamento.
Fausto Bertinotti lascia la guida del Partito della Rifondazione Comunista, fuori dalle Istituzioni per la prima volta da quando nacque nel 1991, sebbene garantisca la continuità della sua opera e del supporto irrinunciabile della sua esperienza.
Lo segue Enrico Boselli, lasciando la guida del Partito Socialista che, dopo più di 100 anni, non avrà una rappresentanza in Parlamento.
E fuori, ovviamente, tutti gli altri partiti che costituivano l’ala della Sinistra Arcobaleno: il Partito dei Comunisti Italiani di Diliberto, i Verdi di Pecoraro Scanio e la Sinistra Democratica di Mussi.
Ben lontana dalla soglia minima [...]

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