Eliminano il CNEL, e non sanno neppure quanto sarebbe indispensabile alla nostra democrazia!

Quando si chiacchiera a vanvera della “riforma costituzionale” la maggior parte delle forze politiche dell’area del “NO”, e qui la superficialità e la scarsa conoscenza della materia tecnica e sindacale, si accoppia al silenzio complice e sterile dei sindacati ufficiali, ignora l’errore di fondo che si sta compiendo, eliminando, senza se e senza ma, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, il CNEL, un organo importantissimo, che fu partorito, dalla mente dei padri costituenti, convinti, la maggior parte, che di tutto quanto si poteva accusare il fascismo, anche delle più turpi condivisioni, ma non di aver supportato il mondo del lavoro, con una serie di iniziative, la maggior parte lasciate a metà solo per l’opposizione dei gruppi di potere imprenditoriali e finanziari, che andavano dalla struttura corporativa, in cui si teorizzava un’alternativa alla devastante “lotta di classe”, alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, che creava la sintesi tra politica e lavoro ai vertiti della gestione dello Stato; dalla teorizzazione della “corporazione proprietaria” spiritiana, che evolveva dal rapporto datore di lavoro-lavoratore, quest’ultimo privato della sua quota parte di profitto, e che lo riacquistava gestendo in proprio i mezzi di produzione; fino alla socializzazione delle imprese, principio contenuto nei famosi Diciotto Punti di Verona, in cui le maestranze raggiungevano la consapevolezza diretta della gestione aziendale.
Questa “consapevolezza”, che, nel ridotto dei 600 giorni della RSI non ebbe quasi modo di realizzarsi, andava pescare, tuttavia, su tutta una serie di esperienze e teorie, che il fascismo aveva rielaborato: dalla “terzietà sociale” di Rudolph Steiner, ai “Consigli autogestiti” dell’Anarchismo, per terminare nel “paracomunismo” dei kibbutz, ma anche nella “dottrina sociale della chiesa”, impressa nella famosa enciclica di Leone XIII, “Rerum Novarum”.
E non fu un caso, che essa finì con lo spaccare l’Assemblea Costituente in più tronconi, almeno per 2/3 però, convinta (ne restò fuori il PCI, per evidenti motivazioni), che fosse indispensabile, per la ricostruzione del Paese, immettere il lavoro ai vertici della cosa pubblica, fornendolo di capacità politica e giuridica, visto che, all’interno della branca economica, ne era il volano.
Il meccanismo che fu trovato, con l’accordo di varie componenti sociali, fu quello di promuovere la seconda Camera, il Senato, a “camera degli interessi economici e del lavoro”, eletta in base a [...]

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