Elio e l'estate del 1983

Sentirsi Elio, esserne la madre. Dover essere la madre. Senza che nessuno ti abbia avvertito prima che invece tu a qualunque età ti sentirai sempre come in un’estate del 1983, con Paris latino che arriva dalla finestra aperta. Una notte d’agosto in cui t’affacci fuori e annusi l’aria di tigli e bomboloni fritti in qualche sagra vicina.
Io comunque nell’estate del 1983 giocavo a ping-pong sotto i pini di Castiglioncello, mi struggevo per Robertino – che mi batteva sempre sei zero sei zero – e indossavo i sandali di plastica trasparenti per andare sugli scogli. Nell’estate del 1984 portavo il busto e quindi ero una specie di mostro di ferro ambulante, al riparo da ogni desiderio (altrui). Nell’estate del 1985 indossavo pantaloncini corti, riccioli quasi come adesso e – senza saperlo – un corpo spettacolare, che mai più avrei avuto. Ballavo I like Chopin – tarararàn – sulla rotonda ombrosa a picco sul mare, dondolando con le braccia stese appoggiate alle spalle di quello che, ovviamente,...

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