Elle ( Paul Verhoeven, 2016)

Annotare in due righe possibilmente ironiche le impressioni su un film che, in sintesi,  parla della personale indagine condotta dalla vittima di uno stupro può essere rischioso, quindi non resta che provarci lo stesso. Verhoeven, uomo che già in passato ha lavorato di morbosità (Basic Instinct), ci fa subito capire che fortunatamente la storia non percorrerà vie noiose e didascaliche. La butta sul torbido/introspettivo e la Huppert fa l'ennesima prova di grandezza grazie alle sue sopracciglia in perenne movimento e capaci di schizzare ad altezze inaudite. La boccuccia scandalizzata a culo di gallina pure fa il suo (in lingua originale, ovviamente). Avanza minuta ma decisa, stermina a botta di giudizi acidi e sguardi fulminanti maschietti e femminucce che hanno la (s)ventura di far parte, in un modo o nell'altro, della sua vita. Lei è il valore supremo del film.


A prescindere da tutto ci appassioniamo ai suoi movimenti, alle sue espressioni. Non siamo mai troppo duri nel criticare...

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