Ellery Queen - Una stanza per morirci (A Room to Die In, 1965) - Trad. Maria Luisa Vannucci - I Classici del Giallo Mondadori N. 739 del 1995

Come è noto oramai, i due cugini Manny e Danny QUEEN, pensarono ad un certo punto di interrompere la serie di Elley Queen.
Probabilmente si vedevano fuori dal mondo, con un Ellery che si barcamenava volente o nolente con enigmi che se rispettavano l’ “enigma deduttivo formale” a dirla con Francis Nevins, risultavano non essere compatibili con l’indirizzo che aveva preso la Crime Fiction dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale: meno enigmi cervellotici, e più azione e violenza.
Prima Spillane, poi Ed McBain, avevano stravolto il panorama del giallo, e così alla fine degli anni ’50, i due Queen, dopo aver provato la conversione ad U sul viale del giallo psicologico (vedi Il Gatto dalle molte code), evidentemente si sentivano inadeguati.
 The Finishing Stroke (Colpo di Grazia), pertanto, sarebbe dovuto essere “il canto del cigno” della serie.
Ma, invece, il romanzo del 1958, rimase l’ultimo solo nelle intenzioni, perché, cinque anni dopo, nel 1963, i due cugini pensarono di riprendere la collaborazione e proseguire la serie queeniana con The Player on the Other Side (Bentornato, Ellery!).
Tuttavia, qualcosa non quadrava.
Infatti due anni prima, in sostanza due anni dopo The Finishing Stroke, era stato pubblicato un romanzo dal titolo Dead Man's Tale (L'eredita` che scotta).
Stile radicalmente diverso, sembrava stridere non poco con quell’idea di poliziesco che la serie di Ellery Queen aveva imposto sino a due anni prima.
Il bello è che non fu un episodio solitario, ma fu seguito da altri 26 parti di romanzi tutti estremamente diversi, perché – questa l’idea base rivoluzionaria – i due cugini, diciamo Lee, affidarono ad una serie di autori minori, la prosecuzione della loro serie, realizzando una sorta di binario parallelo ma radicalmente diverso.
In sostanza quelli che si è soliti chiamare “apocrifi queeniani”, termine che non rende giustizia all’esperimento, erano romanzi che rompevano sì  l’unità formale dei romanzi sino a quello del 1958, ma (è anche vero) che avevano l’imprimatur di uno dei due Queen, Lee,  che supervisionava il lavoro e trasformava sovente un bell’abbozzo di romanzo, in un bel romanzo.
Tra gli autori, figurarono sovente anche noti autori di fantascienza, imprestati al genere “giallo”, come Edward D.
Hoch, Theodore Sturgeon o Jack Vance, oltre che autori di rango hardboiled come Hanry Kane.
Tre romanzi della serie furono realizzati da Jack Vance, “notissimo scrittore di fantascienza.
Molto conosciuto in Italia per i suoi molti romanzi [...]

Leggi tutto l'articolo