Esclusivo : Fabrizio corona vittima di un prete. Ora è in carcere

L’ARRESTO - È stato arrestato nel pomeriggio di ieri, con le accuse di violenza sessuale pluriaggravata e concussione, Don Alberto Barin, cappellano del carcere di S.
Vittore.
Barin, secondo le indagini svolte dai pm Daniela Cento e Lucia Mintella si sarebbe reso protagonista di abusi sessuali nei confronti di sei detenuti di età compresa tra i 22 e i 28 anni, tutti extracomunitari, in cambio di favori e promesse riguardo un miglioramento della loro condizione carceraria.
A partire dai beni primari come shampoo e spazzolini, fino all’agevolazione vera e propria del loro stato di reclusi attraverso particolari permessi di uscita.
I l primo a denunciare alle autorità le presunte “avances” del cappellano è stato un ragazzo di etnia africana che lo scorso giugno ha testimoniato di essere stato violentato da un altro detenuto prima di confessare che si trattasse di Barin.
A carico del religioso ci sono quattro filmati realizzati grazie all’installazione di telecamere all’interno del suo ufficio e che sembrano testimoniare come il prete di S.
Vittore ricompensasse immediatamente con “beni primari” custoditi in un armadietto, quei detenuti che si erano appena “concessi” a lui. Dopo l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Enrico Manzi, ora Don Alberto Barin si trova rinchiuso nel carcere di Bollate.
LE MIRE SU CORONA - “La mia voce è dentro di loro“.
Così professava Don Alberto Barin in un intervento risalente al 2009 e rivolto ai detenuti.
Gli stessi che oggi, con ogni probabilità, si ritrovano costretti a combattere con il proprio “io” per riappropriarsi di quella dignità calpestata dagli abusi del cappellano.
Li incontrava nel suo ufficio, i detenuti.
Le sue vittime.
Un ufficio che per quei sei ragazzi – e chissà forse anche per altri – si manifesta nelle loro menti come un terribile incubo, difficile da scacciare, impossibile da dissuadere dall’anima.
Poi, dopo aver soddisfatto le sue “pulsioni sessuali”, Barin forniva loro uno shampoo, uno spazzolino o un pacco di sigarette. Omaggi luridi, ma di prima necessità.
Eppure lo shampoo non aiuta a toglier via quel nauseante odore di sesso, lo spazzolino non ha il potere di detergere l’amarezza in bocca, le sigarette non respingono l’angoscia per il sopruso. Da qualche settimana quei ragazzi sono stati trasferiti in un altro carcere.
Lontani da quel millantatore di fede che li palpava ignobilmente.
Ma chissà in quanti, tra i reclusi al San Vittore, hanno varcato almeno per una volta quella soglia e sono entrati [...]

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