Estate: tra cani e cognati

E’ estate: i bipedi implumi cominciano ad abbandonare i loro amici quattro zampe che potrebbero complicare le vacanze.
E’ un fenomeno di preoccupante degrado morale, un sintomo di crudeltà che, col caldo, perde ogni reticenza.
Si elimina un impiccio, un fastidio che può turbare l’abbronzatura spensierata o il nomadismo vacanziero che richiede libertà da ingombri che non siano creme e parei.
E’ un reato, stabilisce oggi il codice.
Ma questo non frena  la pratica disumana di molti “umani” contemporanei.
Eppure spesso la scelta di un compagno è (o sembra) accurata: si privilegiano razze canine che possano alleviare la nostra noia, il nostro bisogno superficiale d’affetto: il cocker è dolce, il barboncino è socievole, lo spaniel è curioso e allegro.
Li giudichiamo, questi esseri che ci aiutano (nella stagione fredda) a superare la solitudine e la malinconia, coi criteri coi quali scegliamo altri partners.
Paragonare i cani agli umani è sbagliato.I cani sono diversi.
Migliori di noi.
Io, dovendo scegliere, tra un husky e un cognato, finisco per scegliere il primo.
Anche se ho paura di confessare apertamente questa scelta istintiva.
Ma so che, nella vita, è più facile che ti dia una zampa l’amico peloso piuttosto che il parente acquisito.
Ragionamento rischioso e forse impopolare.  Per rimediare, lancio un appello da ipocrita buonismo per bilanciare: d’estate, non abbandonate i cognati sull’autostrada.
Va bene così?

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