Euroregione o Regione porta d' oriente?

La Regione Friuli Venezia Giulia vive una fase di transizione che dura ormai dal 1989, anno spartiacque nella storia d’Europa, con la liberazione dei Paesi dell’Europa centroorientale dal comunismo reale e dalla dominazione russa.
Se fino a quel momento la nostra regione aveva un ruolo preciso nel contesto nazionale ed europeo – regione di confine nazionale e del mondo libero – oggi, con l’adesione della Slovenia e di quasi tutti i Paesi dell’ex blocco sovietico all’Unione Europea ed alla NATO, quel ruolo si è definitivamente esaurito e non si è ancora trovata una nuova identità geopolitica.
Vi sono sostanzialmente due filosofie contrapposte nella ricerca di un nuovo ruolo per la regione Friulgiuliana.
Da un lato vi sono i nostalgici della vecchia “Mitteleuropea” asburgica (un tempo chiamati austriacanti), che vorrebbero attualizzare quel vecchio contesto geopolitico con formule ed etichette moderne.
Sono i fautori della cosiddetta euroregione, sponsorizzata in primo luogo, dalle minoranze nazionali slovene presenti in Friuli Venezia Giulia, Carinzia e Stiria, che si vedrebbero “riunite” alla madrepatria, sotto l’ombrello dell’euroregione.
Idea, quindi, fortemente voluta dalla lobby slovena della nostra regione che può contare sull’adesione di molti consiglieri regionali di lingua slovena, sull’appoggio del sottosegretario agli esteri italiano, lo sloveno Milos Budin e, soprattutto, sull’appoggio incondizionato del Presidente della regione, Ricardo Illy che, anch’egli di origine familiare non Italiana, è incline, per natura, ad assecondare tale progetto.
Sul versante opposto vi sono i fautori di un nuovo ruolo “nazionale” del Friuli Venezia Giulia, ossia di una regione in tutto e per tutto “Italiana”, che diventi la piattaforma logistica del mondo economico nazionale, lanciato alla conquista dei mercati dell’Europa centrodanubiana.
Una regione, quindi, che agisca in nome e per contro della Nazione e non una regione che allenta i legami con la Nazione.
Le due scelte hanno, ovviamente, corollari diversi nelle forme di collaborazione istituzionale con le regioni e gli Stati dell’Europa orientale.
I “Mitteleuropei” prediligono la cooperazione trans-regionale, una sorta di “secessione soft” che salva la forma rispetto all’unità dello Stato, ma che prefigura un percorso autonomo della regione, sganciato dal resto della Nazione.
I “Nazionali” privilegiano, invece, la cooperazione trans-nazionale, attraverso il rafforzamento dell’INCE (Iniziativa Centro Europea) [...]

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