F.Bertinotti, «Per la Fiom nessun post-it»

da  IL RIFORMISTA «Per la Fiom nessun post-it» di Ettore Colombo   Fausto Bertinotti non misura le parole.
«La Fiom è sola? Sì, è vero.
Ma accade perché tutta la sinistra, sia moderata sia radicale, è morta».
E poi: «Dov’è finita la sinistra dei post-it, quella di Repubblica, dei girotondi, quella che protesta contro il ddl intercettazioni? A Pomigliano non la vedo».
«La Cgil non sposa le tesi della Fiom? - si chiede ancora Bertinotti - È vero in parte.
Il guaio è che non ha un’idea forte, su come uscire dalla crisi, neanche la Cgil.
Figuriamoci il resto, a partire dal Pd».
L'ex presidente della Camera, nonché ex segretario di Rifondazione comunista, ma soprattutto, dirigente sindacale della Fiom e della Cgil, sta vivendo un sentimento che lui stesso definisce «a metà tra la collera e l’impotenza».
Bertinotti si è ripromesso di lavorare sul fronte culturale.
A partire dal lavoro di direttore della sua rivista, Alternative per il socialismo.
Oggi però morde il freno.
Si capisce che vorrebbe essere davanti ai cancelli di Pomigliano.
A cercare una prima risposta e a far ripartire da lì «gli Stati generali di una nuova sinistra».
Cosa sta succedendo, a Pomigliano? Il carico d’ipocrisia dei media e della politica, di fronte a una vicenda che punta - attraverso la Fiat - a ridisegnare le relazioni industriali e la Costituzione materiale del Paese, è enorme.
Fiat e altri, governo in testa, vogliono completare l’opera iniziata davanti ai cancelli di Mirafiori nel 1980: fabbriche senza sindacati e lavoratori senza diritti.
Il paradigma, che diventerebbe assoluto, è distruggere il contratto nazionale di lavoro e la contrattazione collettiva, fare a pezzi lo Statuto dei lavoratori e smantellare la Costituzione.
Ecco perché vorrei fare articolare il ragionamento.
Prego.
Giuslavoristi ed economisti che non sono tacciabili di essere pericolosi sovversivi, anzi: che dicono che l’accordo, alla fine, va firmato, hanno ben chiara la portata dell’operazione: Umberto Romagnoli, un’autorità nel suo campo, ha parlato di «ricatto violento».
Luigi Marinucci, professore a Ca’ Foscari, di «ritorno al passato».
Siamo alla cancellazione non solo dello Statuto dei lavoratori, ma dello stesso autunno caldo del 1969, delle lotte e dei diritti di trent’anni.
Poi, il tentativo di modificare il contratto di lavoro e la stessa Costituzione configura un’operazione due volte illegittima, come dicono economisti di grande valore come Luciano Gallino e Giuseppe Berta.
Morale? Chiunque conosca la vita che si [...]

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