FANTASY MONETARY POLICY

Si chiama ‘elicottero monetario’, ed è la declinazione di quel famoso “Quantitative Easing” (Qe), invocato per il popolo invece che per le banche, con l’obiettivo di alimentare una ripresa finora oggettivamente refrattaria agli stimoli profusi dalle banche centrali.
“Si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l’Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock”, ha affermato Mario Draghi a Washington a margine del Fondo Monetario.
“E’ necessaria un’azione determinata dei governi con politiche fiscali più orientate alla crescita, dando la priorità agli investimenti pubblici e alla riduzione delle tasse sul lavoro”.
E se i governi non si muovono, la banca centrale è pronta ad azionare l’arma del denaro a pioggia, invadendo il terreno della politica fiscale.
Se i canali tradizionali non funzionano, l’alternativa è una sola: far arrivare direttamente i soldi in tasca ai cittadini, aggirando l’intermediazione delle banche.
Secondo i calcoli di Nordea, la prima banca scandinava, la BCE potrebbe permettersi di stanziare 444 miliardi Euro, per la distribuzione di liquidità direttamente ai consumatori.
Tenendo conto che nella zona Euro, gli abitanti sono 340 milioni, si tratterebbe di circa 1.300 Euro a testa.
Un bel regalo che potrebbe essere fatto in contanti o acquistando titoli di Stato direttamente all’emissione e non sul mercato secondario come avviene oggi.
Per evitare che la politica dei tassi negativi finisca per innescare una corsa alla liquidità da parte dei risparmiatori, le banche centrali potrebbero decidere di passare a una ‘fantasy monetary policy’: stampare denaro per finanziare tagli di tasse allo scopo di uscire dalla spirale deflazionistica.
N.B.: Le operazioni di supporto al reddito “una tantum”, non incentivano la spesa ma bensì il risparmio.
L’intervento strutturale fiscale, con riduzione dell’aliquota di prelievo alla fonte e quindi riduzione delle imposte, avrebbe altresì un impatto differente.
Stampare denaro, ridurre le imposte ed aumentare gli investimenti pubblici nell’economia reale.
Tutto questo non è altro che l’attuazione del processo di “deficit spending” di Keynesiana memoria.

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