FIGARO, BEATO TE !!

Il barbiere di Montecitorio guadagna 133mila euro lordi l’anno, contro i 98mila di un magistrato di Corte d’Appello con 13 anni di anzianità!! Questo è l’assunto, del quale avevo sentore per un fatto personalissimo (una ragazza che avevo conosciuto in passato e che aveva abbandonato un posto di funzionaria di banca per andare a fare la stenografa alla Camera) e adesso guardiamo un po’ dentro a questo verminaio: la forbice degli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato va dai 1531 euro netti mensili di un commesso appena assunto, ai 23.206 (sempre mensili) di un dirigente della Camera con 35 anni di servizio; quest’ultimo signore arriva a percepire circa 20.000 euro l’anno più del Presidente Napolitano!! Ci sarebbe poi da mettere in conto i Segretari Generali dei due rami del Parlamento che arrivano a percepire oltre 480.000 euro lordi ogni anno; ovviamente, ciascuno!! Continuiamo ad affondare il coltello nella piaga: complessivamente i dipendenti di Camera e Senato sono circa 4.700 che costano al contribuente italiano 568milioni di euro l’anno: una follia, una fortuna per loro, una cosa scandalosa (potete scegliere quale delle tre allocuzioni vi piace di più).
I presidenti delle due camere, Bertinotti e Marini, reduci da quello sconcertante e scandaloso “ridimensionamento delle spese per gli onorevoli”, si vedono cadere sulla testa questa nuova tegola e – in purissimo stile politichese – tentano di difendere i bravi lavoratori, segnalandoli come persone di altissima professionalità e di grande dedizione al lavoro.
Nonostante questa difesa d’ufficio dei due presidenti, il comunicato congiunto non può fare a meno di ammettere (sempre in un quasi incomprensibile politichese) che “nei trattamenti economici e normativi si rilevano talune contraddizioni che sono il frutto di una stratificazione non sempre coordinata di decisioni che si sono susseguite nel corso di lunghi decenni”; anche se è di difficilissima traduzione in  linguaggio volgare, si arriva a comprendere che il trattamento e la normativa dei dipendenti del Palazzo sembra frutto di qualche disattenzione di chi deve firmare gli assegni, il quale peraltro non paga di tasca sua e quindi arriva a dire: ma chi se ne frega!!.
I due presidenti proseguono – arrivando a più miti consigli con i contestatori – che “è già avviata una discussione che, in collaborazione con le amministrazioni di Camera e Senato, cercherà di portare tutto il contesto normativo e la condizione esistente a una maggiore razionalità” Traduzione [...]

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