"FUCK ME, NOT MY PLANET" La battaglia per il climate change è molto complicata e nessuno ha una soluzione.

“Fuck me, not my planet”, fra i vari cartelli visti nelle sfilate di protesta per il climate change questo era certamente il più spiritoso (bellissima, fra l’altro, la ragazza che lo portava). Ma segnala anche un limite: grandissima protesta, per cosa?
1- E qui vengono le note amare. Del riscaldamento globale sappiamo che esiste, ma quasi nulla più. Non è chiaro perché avvenga: c’entrano le attività umane o è solo madre natura?
2- Genericamente si dice che bisogna “decarbonizzare” le nostre società, cioè avere meno CO2. Meno automobili, meno industrie, meno riscaldamenti? Un arretramento secco nei nostri stili di vita e nelle nostre abitudini?
3- E quanto costerebbe decarbonizzare il mondo, ammesso che sia possibile?
4- E ai paesi emergenti chi glielo spiega che si devono fermare? Basta crescita. Si accontentino del loro relativo sottosviluppo.
Come si vede, la partita del climate change non è affatto semplice. Oggi, chi attacca Greta viene lapidato, ma io insisto: la ragazza no...

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