FUCK THIS SHIT

Ho scoperto di essere nessuno quando, due mesi fa, ho aperto un profilo Facebook: tutti i miei concittadini erano lì da anni, membri gaudenti di una community senza sfumature di grigio; avevano trovato il modo di condividere momenti di giornate particolari attraverso selfie e foto d'ogni sorta.
A differenza di me avevano un passato documentabile; parimenti risibile, però.
Mon dieu! ho visto, tra l'altro, cose che avrebbero dovuto restare private ma che l'esibizionismo aveva reso pubbliche e dunque commentabili, spesso in dialetto e con malcelata piaggeria; ora, benché abbia sempre saputo che la sfera social esige piena condivisione e zero riservatezza, è solo adesso che ne afferro appieno il significato.
Il mio profilo, tuttavia, resterà un nonsense, nome, cognome e poco altro.
Perché tutto ciò che è prezioso non può essere pubblico, ma va sublimato in silenzio.
It's so formless That's what killing me Remorseless, relentless and its endlessly This pressure On pleasures hard to find It's expression Walks amongst these hungry times Like the blues made flesh...

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