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la Repubblica - Martedì, 8 settembre 1992 - pagina 9 ROBERTO BIANCHIN
CACCIA AI LATITANTI LIMA, FALCONE E BORSELLINO CONDANNATI IN QUEL VERTICE
I pentiti: così Madonia decise le stragi Nel paese vicentino dove è stato catturato, tradito dal telefonino, nessuno sospettava. In tasca santini per nuove iniziazioni. Partecipò al summit delle stragi
VICENZA - "Per il momento non è il caso di parlare". Giuseppe Madonia, uomo della cupola di Cosa Nostra, arrestato domenica mattina a Costozza di Longare dopo nove anni di latitanza, accavalla le gambe e chiede da bere. Sta seduto in una stanzetta spoglia della questura di Vicenza. Davanti a lui, in piedi, il capo della mobile, Pier Nicola Silvis. "Se si pentisse, non ci sarebbero più problemi - dice il poliziotto - lui sa tutto, li prenderemmo tutti. Ma questo non si pente. Basta guardarlo in faccia: lui è il boss". Distaccato, silenzioso, immobile su una sedia di legno, "Piddu" Madonia, soprannominato "chiacchiera" dal pentito Cal...

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