Federal Reserve conferma i tassi, attesi solo due rialzi nel 2016

Indicazioni decisamente "dovish” quelle in arrivo da Washington.
Al termine della due giorni di riunioni, la Federal Reserve ha confermato il tasso sui Fed Funds nel range 0,25-0,5 per cento aggiornando in senso decisamente più "colomba” la view sul processo di normalizzazione del costo del denaro della prima economia.
La decisione di confermare il tasso benchmark è stata presa con una maggioranza di nove membri, l’unico voto contrario è arrivato dal Presidente del distretto di Kansas City, Esther George, favorevole a un incremento di un quarto di punto.
Dai cosiddetti "dot plot”, le proiezioni sull'evoluzione dei tassi secondo ogni membro del Comitato di politica monetaria,  emerge che ci  saranno due aumenti dei tassi nell’anno corrente, contro i quattro attesi a dicembre.
Visto all’1,4% in precedenza, il costo del denaro a stelle e strisce a fine anno è ora stimato allo 0,9%.
"La Fed si attende due incrementi invece di quattro, più in linea con le attese di mercato.
Credo che due (innalzamenti dei tassi, ndr) sia l’ipotesi più probabile”, ha commentato Craig Erlam, analista di mercato senior di Oanda.
"Mercati contro la Fed, i mercati hanno vinto spingendo i Fed dots da quattro a due incrementi”, l’opinione di Ashraf Laidi, Chief Global Strategist di City Index.
Entro la fine del 2017 il dato dovrebbe salire all’1,9% mentre 12 mesi dopo dovrebbe attestarsi al 3% (3,3% nel "lungo periodo”).
"Gli sviluppi economici e finanziari a livello globale continuano a rappresentare rischi” per l’economia statunitense, si legge nel comunicato diffuso dall’istituto guidato da Janet Yelen.  Il freno al processo di normalizzazione è riconducibile al taglio dell’outlook di crescita: il Pil della prima economia nell’anno corrente è stimato in aumento del 2,2%, contro il 2,4% precedente, mentre il tasso di inflazione misurato dal PCE (Personal Consumption Expenditures) dovrebbe segnare a fine anno un +1,2%, meno 40 punti base.
L’indice dei prezzi, evidenzia la Fed, "negli ultimi mesi ha segnato una ripresa”.
Nonostante un rallentamento dall’1,4 all’1% del dato generale, a febbraio l’indice ‘core’, quello calcolato al netto delle componenti più volatili, è passato dal 2,2 al 2,3 per cento, il valore maggiore da quasi quattro anni (aprile 2012).
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