Federica Ognibene, Rivolta e rivoluzione

L'ATTUALITA' DELLA RIVOLTA E LA STORICITA' DELLA RIVOLUZIONE “La rivolta è un istante di folgorante conoscenza” F.
Jesi Il dizionario definisce la rivoluzione un momento di cambiamento collettivo, di qualunque tipo (culturale, sociale, di idee), oltre che riferirsi ad un moto ciclico e retrogrado.
La rivolta, invece, viene definita come un moto collettivo che mira ad abbattere un ordine precostituito.
Stando ai dizionari, non sembra esserci una grossa differenza tra i due termini, entrambi parlano di un mutamento su vasta scala con l’intento di cambiare qualche cosa.
Eppure, a partire dalla celebre frase pronunciata da il duca de la Rouchefoucauld-Liancourt al re Luigi XVI il 14 luglio del 1789, quando quest’ultimo esclamò “È una rivolta” e ottenne come risposta “No sire, è una rivoluzione”, i termini vanno a distanziarsi.
In particolare la rivoluzione perde la propria connotazione di moto retrogrado per diventare un moto irresistibile, ovvero seguendo quanto dice Hannah Arendt nel suo celebre saggio Sulla rivoluzione , scatena una capacità di azione fino al 1789 inimmaginabile.
L’incalzare degli eventi è visto come un processo a cui non si può resistere, e a questo tipo di esperienza corrisponde una filosofia che rende la storia interprete di tale processo.
È Hegel il rappresentante principale di questa corrente di pensiero, poiché, secondo la Arendt, si sentì obbligato ad affermare la necessità di tutti quei processi che voleva giustificare in vista di un progresso.
La rivolta invece, esprime l’opera degli uomini che agiscono per agire, ma se il controllo della situazione viene meno e si finisce con lo scatenare una tempesta che travolge e trascina tutto, la rivolta si trasforma in rivoluzione.
Il pensiero processuale nasce da questa idea della storia, e degenera nella non comprensione della politica la quale tramonta nell’epoca contemporanea, poiché vede gli eventi politici come una successione di eventi naturali.
È chiaro che la Arendt guardi con occhio sospettoso alle rivoluzioni, in particolare interpreta negativamente le due grandi rivoluzioni della storia la Rivoluzione Francese e quella Bolscevica perché si pongono come processuali e,F, in quanto tali, abbandonano lo spazio della libertà.
Il senso profondo del testo è quello di richiamare l’azione politica alla responsabilità di chi agisce, nel combattere il continuo richiamo alla violenza politica che, immancabilmente, conduce al terrore e alla fine della rivoluzione.
L’ideale di libertà sia nella Rivoluzione Francese [...]

Leggi tutto l'articolo