Fedora (Undicesimo Capitolo)

Fedora esitò più del dovuto.
Le parole di Alan l'avevano lasciata ammutolita, come poteva dirglielo? -Dimmelo, Fedora.
Ora sai perché è veramente importante quel portagioie- ripeté Alan.
L'uomo aveva perso ogni traccia di aggressività, tanto da farle provare una sensazione di tenerezza nei suoi confronti.
Quasi si pentì di aver fatto quella telefonata, ma all'inizio le aveva fatto davvero paura.Come se avesse evocato qualcosa, il campanello della porta li fece sobbalzare entrambi.
-Aspettavi forse qualcuno?- disse Alan, sulla difensiva.
-No, ma è meglio che tu non ti faccia vedere.
Vai in camera e lascia fare a me, me la sbrigo velocemente- mentì.
Quando aprì la porta, si trovò davanti lo sguardo severo di due agenti di pattuglia.
-Buonasera.
La centrale ci ha avvisato di una richiesta d'aiuto proveniente da questo indirizzo, è lei che ha chiamato?- disseil più anziano dei due.
Fedora sfoderò il più bel sorriso di cui era capace.
-Si, in effetti si.
Anzi, mi scuso per avervi fatto correre per nulla, ma sono troppo ansiosa, e a volte esagero- rispose civettuola.
L'uomo alzò un sopracciglio, rivolse un'occhiata significativa al collega e tornò a prestarle attenzione.
-Signora, è sicura che vada tutto bene? Qualcuno l'ha minacciata?- chiese senza staccarle gli occhi dal seno.
-Il mio fidanzato.
E' molto geloso, ma fa più rumore che altro, non mi ha mai sfiorata- -E adesso se n'è andato?- -Si, certo.
Tra poco mi telefonerà per chiedermi scusa, fa sempre così- Dubbioso, l'agente annuì.
-Va bene, ma se dovesse aver bisogno non esiti a chiamarci, è il nostrol avoro- Dopo essersi nuovamente scusata e averli ringraziati, Fedora tirò un sospiro di sollievo.
Richiusasi la porta alle spalle, si fiondò in camera da letto.
Alan era in piedi, vicino alla finestra.
-Cosa voleva la polizia da te, li avevi forse chiamati?- chiese senza voltarsi.
Fedora attese un istante prima di rispondere.
Mentire ancora sarebbe stato assurdo, specialmente ora che Alan si era confidato.
E poi si stava innamorando di lui, su questo non ci pioveva.
-Si, li avevo chiamati io- disse avanzando nella sua direzione.
Quando gli fu accanto, gli sfiorò la spalla con le dita.
-Mi avevi fatto paura, temevo che mi avresti fatto del male, perdonami- A quel contatto Alan s'irrigidì, quindi si voltò.
Il suo volto, dapprima di pietra, si rilassò sino a sfociare in un sorriso.
-Ero disperato, ma adesso sai tutto di me e di quel portagioie, mi aiuterai a recuperarlo?- Fedora avvertì un brivido attraversarle tutto il corpo.
Di slancio, gli gettò [...]

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