Femmine island 2.0

L'Isola delle Femmine è lì estate ed inverno, appena un po' oltre la costa con la torre del Camilliani che si sbriciola piano piano e con le torme di gabbiani che l'hanno eletta a residenza stabile.
Così vicina eppure chi si azzarda a fare due bracciate ed a raggiungerla? D'inverno il mare tra le terre è tormentato dalle onde e dalle correnti, d'estate le unità da diporto capitanate da elementi da sbarco sfrecciano incuranti delle leggi e dell'educazione, limitando le possibilità di guadagnarla a forza di braccia.
Ma il 3 luglio l'extrema triathlon ha reso possibile l'esaudirsi del desiderio di molti nuotatori ovvero di raggiungere l'Isola delle Femmine e completarne il periplo con il solo ausilio della forza propulsiva di braccia e gambe.
Fin dalla partenza il gruppo si è allungato e, una leggera corrente ha reso sinuoso il serpentone di cuffie e bracciate che lasciava il trottoir a vermetidi per sorvolare su rigogliose praterie di posidonie.
L'isola non è così vicina come sembra e per tenere la rotta le boe gialle sono state provvidenziali.
L'isolotto ha una costa frastagliata con scogli aguzzi ed affioranti, insenature e sporgenze piccole e meno piccole.
Si combatte con le onde del lato sul mare aperto, si formano piccoli gruppi che sembrano andare in sincronia con mani che entrano in acqua e teste che ruotano per respirare.
I più stupiti sembrano i gabbiani a veder quegli strani esseri un po' goffi e un po' troppo grandi per rappresentare un pasto agevole, qualcuno di loro ha sorvolato i gruppetti per essere più sicuro riportando a terra le informazioni del caso.
Un tempo l'isola era luogo di pastorizia ed ancora prima sede di una importante torre di avvistamento per buona parte crollata, più indietro ancora al tempo dei romani si produceva il garum, chissà che andirivieni di barche mosse da remi tra quel braccio di mare.
Scorgere le boe per guadagnare la costa della Sicilia non è banale tra occhialini appannati e le increspature del mare, ma è tutto un raggiungere ed essere raggiunti e così in compagnia si avanza piano con uno sguardo attento a scorgere la prossima medusa.
Raggiunta la costa il più è fatto, ma una medusa invisibile decide di accarezzare la schiena sfruttando il movimento del braccio ed il moto del corpo, è una sferzata elettrica che annulla ogni sensazione di fatica, ogni controllo sullo stato di questo o quell'altro muscolo, della respirazione regolare, esiste solo il bruciore da lei prodotto quando ormai sembrava d'aver scampato quel pericolo.
Ma poi il bruciore si attenua, l'acqua [...]

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