Fette biscottate

Il governo butterà via circa cinquanta milioni (dice Maroni, ma altri contestano e parlano di trecento; noi per una volta diamo retta a Maroni) per non voler fare l’ “election day” accorpando le amministrative con il referendum.
La motivazione è ridicola.
Si dice che poiché nel referendum abrogativo l’astensione è un’opzione non si deve incoraggiare l’affluenza, ma è falso.
Quest’idea è una delle porcherie che ci ha lasciato in eredità Craxi (l’altra è l’idea che “tutti” rubano) ma non importa.
Penso che arrivati a questo punto sia inutile recriminare sulla scorrettezza del governo che abbiamo.
Un governo così sarà sempre scorretto e imbroglione su tutto.
Tanto vale concentrarsi per fare in modo che l’affluenza vi sia comunque.
Già il fatto che si tratta di un referendum “plebiscitario” aiuta,dato che chi non ne può più di Berlusconi intuisce che ogni occasione va presa al volo.
Inoltre il fatto che vi sia di mezzo la questione dell’acqua, che tocca direttamente le nostre tasche, dovrebbe togliere ogni dubbio agli indecisi.
Giusto per non dover rimpiangere dopo il non averlo fatto.
Ormai sappiamo cosa significa la parola “privatizzare”, quell’alone di sacralità che evocava la parola vent’anni fa è svanito miseramente per far posto a uno squallidissimo e banalissimo “aumento-dei-prezzi”, senza nessuna efficienza in più.
E le fette biscottate? Sono ciò a cui rinuncerò nel prossimo mese per riprendermi la mia parte di quei milioni sprecati dal governo.
Cinquanta milioni sprecati sono un euro per ogni italiano.
Noi siamo in cinque e abitualmente comperiamo una confezione di fette biscottate ogni settimana circa.
Il costo della confezione è di un euro e mezzo, che per quattro settimane fa sei euro… Così ci riprendiamo lo spreco.
A pagare sarà qualcun altro.

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