Firenze: 100 anni di Futurismo

IL CENTENARIO FUTURISTA? FELICEMENTE SCOMBINATO...
L’Italia? È giovanissima, ma la storia della sua cultura è decrepita.
Capace però di produrre scintille innovative davvero sorprendenti.
Parola di Giovanni Lista, che a Firenze ha curato una grande mostra sulla fotografia nel Futurismo, di cui è uno fra i massimi studiosi contemporanei.
E dalla Francia, dove risiede, propone il suo sguardo sullo stato degli studi futuristi e sul centenario...
  Professore, dopo la grande mostra milanese Futurismo 1909-2009.
Velocità + Arte + Azione, da lei curata con Ada Masoero a Palazzo Reale, a Firenze ha curato Il Futurismo nella fotografia.
Di che cosa si è trattato e quali sono state le modifiche e le aggiunte rispetto alle esposizioni che allestì nel 2001? Non considero più il punto di vista dell’inventario burocratico, riguardante i futuristi che si sono dichiarati aderenti al movimento fondato da Marinetti, ma anche coloro che nelle idee futuriste hanno colto lo spunto per creazioni fotografiche, compresi autori celebri come Bricarelli o Moncalvo, che non hanno niente a che vedere con le attività polemiche, l’attivismo e il propagandismo futuristi.
Nel centenario del Futurismo, lo storico può finalmente avere uno sguardo più sereno e interrogarsi sull’apporto generale che il ciclone futurista ha fornito alla cultura italiana.
La questione è complessa: da una parte sappiamo che si ebbero sperimentazioni precoci, come le tecniche “fotodinamiche” dei fratelli Bragaglia, dall'altra che un manifesto della fotografia futurista fu scritto solo tardi, nel 1930.
In un suo testo spiega la “resistenza” dei futuristi al medium fotografico come conseguenza di un'adesione alle teorie bergsoniane.
Quali furono gli esatti termini del conflitto, e quali le risoluzioni? Ne L’évolution créatrice, del 1907, Bergson formulava una critica puntuale del cinema e dell’immagine meccanica in un capitolo intitolato Il divenire e la forma.
Implicitamente, Bergson sosteneva che solo la mano dell’artista poteva essere lo strumento attivo dell’élan vital, cioè avere la capacità, nella resa estetica, di cogliere lo scorrere in divenire di ogni aspetto della realtà.
I futuristi, tranne forse Marinetti, aderirono pienamente a quest’idea.
Boccioni, dopo l’esitazione iniziale, fu attaccato a Parigi da Léger, il quale accusava la pittura futurista di resa fotografica del movimento.
Motivo che spinse Boccioni a condannare le esperienze bragagliane.
Bisogna dire che Anton Giulio Bragaglia era radicale sul piano teorico [...]

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