Firenze: Elisa Zadi

Il 2013 si conclude alla libreria Brac di Firenze con le opere di Elisa Zadi.
Alla giovane artista di Arezzo, diplomatasi in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, il compito di illustrare questo dicembre per il Brac’s Art on table, la “mostra orizzontale” della libreria Brac che vede ogni mese un artista protagonista nella creazione di 30 tovagliette per i tavoli del locale.
Gli sguardi penetranti dei volti di Elisa e i colori accesi dei suoi dipinti cattureranno i visitatori della libreria.
Accompagna la mostra un testo critico di Tiziana Tommei.
ELISA ZADI Occhi Volto frontale a fissare lo spettatore con lo sguardo penetrante e disincantato dei suoi grandi occhi, Zadi si ritrae indagandosi in una pittura dai toni accesi, talvolta acidi e contrastati, definita secondo una tendenza assiomatica di costruzione della forma.
I volti sono sezionati e scolpiti da una pennellata di matrice cézanniana, reinterpretata in chiave introspettiva e vangoghiana.
Immagini sospese, bloccate in una dimensione fuori dal tempo, in un “non luogo”, uno spazio che è tutto mentale e appartenente al mondo interiore dell’artista.
L’arte di Elisa Zadi è ansiogena e mette in scena una trasposizione solo apparente della realtà fenomenica.
Zadi scava, va in profondità, non alla ricerca di qualcosa di soprannaturale o spirituale, ma bensì di ciò che attiene intimamente all’essere.
Dietro ai suoi volti, agli oggetti di umana appartenenza, ai paesaggi antropizzati, corre uno spasmodico e incessante desiderio di cogliere l’essenza dell’esistenza.
L’identità come traguardo e al contempo punto di partenza di un sistema che rende la pittura uno strumento di approccio al reale e un mezzo per la determinazione del sé.
Francis Bacon, Lucian Freud, Alberto Giacometti, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini sono alcuni exempla di sensibilità e di restituzione del sentire umano in consonanza con la traduzione zadiana del peso della verità.
Figure ieratiche e avvolte da una luce pierfrancescana, che non ammette ombre se non nel bagaglio delle cose inanimate (molte di guttusiana ascendenza) che parlano, come rebus, della persona a cui appartengono, sorta di vocaboli di un racconto metaforico e criptato.
Il realismo magico di talune composizioni passa in secondo piano, di fronte alla forza di rappresentazione di un corpo così ferocemente investito dalla forte volontà di conoscenza e di presa di consapevolezza della profondità umana, divenendo così realismo esistenziale.
Il soggetto umano è investito da una luce [...]

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