Firenze: Le eccellenze toscane della Guida dell'Espresso

Fernando Pardini i La lenzuolata di nomi, etichette e numeri che segue, si sa, è pur sempre una parte infinitesima di ciò che una Guida dei vini vuole comprendere e raccontare. Una lenzuolata dovuta, semmai.
Tanto per mostrare le insegne, far baluginare una strada.
O mulinare interesse mediatico.
Eppure resta una lista parzialissima, che nel cuore e nella testa degli autori dovrebbe avere la stessa dignità, chessò, del miglior Cesanese dell’anno, o del miglior Marzemino.
Le logiche mercantili ci dicono ahinoi che non è così, ma che tutti guardano alle mostrine e poco ai fanti.
E a questo rito mediatico di sbattere i vincenti in prima pagina neanche all’Espresso ci si sottrae.
Pazienza.Sapete che c’è? C’è che una Guida dei vini è uno strano libro a metà, il cui sunto è una traccia a volte fin troppo sottile, od oltremodo ramificata, e dove millanta sono gli attori, molti dei quali con l’aurea dei protagonisti.
Eppoi manca il finale.
Ci troviamo davanti a un puzzle, che ogni lettore curioso e paziente, ben disposto d’animo e senza pregiudiziali, può ricostruire con i dovuti dettagli seguendo le gesta delle varie cantine, spulciando nella messe di commenti ai vini o leggendo le schede aziendali, da cui traspaiono storie e intendimenti stilistici.
Quel che da una Guida dovrebbe emergere, leggendola per intero o spezzettandola nei cento temi/territori diversi di cui vuol dare testimonianza, è la visione critica, la coerenza interpretativa, la profondità di analisi.
Ecco, da addentro al mestiere, e come parte in causa (quindi sfacciatamente di parte), in questa Guida ci vedo una linea, che porta dritta dritta a una considerazione fondamentale: sembra proprio che alla base di questo lavoro maniacale e per certi versi straniante vi sia l’onestà intellettuale.Che bella l’onestà intellettuale! Quella che non sente il richiamo “sirenesco” dei potenti (o dei potentati); quella che non ha strade segnate o mode da cavalcare.
Quella che guarda alla qualità del bicchiere, e a quella soltanto!Per concludere due constatazioni: una esaltante, l’altra meno. Quella esaltante ci dice che la qualità espressa dalla enologia del nostro paese non è mai stata così elevata.
Davvero raro incontrare generalizzate defaillances.
Molto frequente semmai incontrare vini ben fatti, piacevoli, espressivi.
Molto alta la quota dei vini ottimi ed eccellenti.
Non c’è che da sbizzarrirsi quindi nella ricerca di buone bottiglie, ciò che ormai ogni territorio italiano riesce a proporre con confortante [...]

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