Firenze: Ri-conoscere Michelangelo

Già Vasari a metà del Cinquecento parlava di Michelangelo come di un protagonista eccezionale dell’arte di tutti i tempi; nel corso dei secoli la sua opera e la sua vita sono state materia di "produzione” per gli artisti più diversi e anche sconosciuti.
Michelangelo è stato preso ad esempio, guardato, indagato, copiato; è stato ed è fonte inesauribile di "meditazione” anche per i contemporanei.
Ma è con l’Ottocento che il Buonarroti diventa un vero e proprio "mito”.
Le 130 opere esposte propongono diversi aspetti della scultura michelangiolesca che è stata reinterpretata e documentata, attraverso una narrazione visiva ed estetica lunga oltre due secoli, data da una lettura trasversale delle varie discipline.
Dalle foto del David degli anni Cinquanta dell’Ottocento sulla porta di Palazzo Vecchio a Firenze, nell’allora piazza del Granduca (oggi piazza Signoria), alle cospicue fotografie che dal 1852 i fratelli Alinari hanno fatto nell’ambito di un ampio progetto per la documentazione e la diffusione delle opere d’arte, fino alle interpretazioni che Thomas Struth e Candida Höfer, in tempi recentissimi, danno delle sale dell’Accademia dove alcune tra le più note sculture michelangiolesche sono musealizzate.
E poi ancora molte opere, dai dipinti, puramente di fantasia, che raffigurano Michelangelo intento a lavorare come quello di Eugène Delacroix (Michel-ange dans sont atelier del 1849-53) o quello di Antonio Puccinelli (Michelangelo alle cave di Carrara, 1861-65) ai fotomontaggi di Medardo Rosso nei quali appare laMadonna dei Medici (1901), allo scarno dipinto monocromo di Henri Matisse Interier à l’eclave (1924).
Esemplare tra le tante fotografie lo scatto di Gjon Mili che rappresenta lo studio diPicasso a Notre Dame-de-vie a Mougins nel quale compare una replica dello schiavo morente attorniata da una serie di calchi in gesso di Picasso.
Le sculture che il Buonarroti esegue per i sepolcri di Giuliano duca di Nemour e Lorenzo duca d’Urbino nella sagrestia nuova di San Lorenzo a Firenze sono state riprese da Tano Festa nel grande dipinto Particolare delle tombe medicee del 1965, realizzato in omaggio al fratello Francesco Lo Savio morto nel 1963.
Una citazione in piena regola nella quale l’artista pop traccia la sagoma di una scultura e la immerge in un’esplosione di colori acrilici dai toni freddi.
Tra i tanti altri artisti, esposti in mostra, che hanno riletto e reinterpretato, in chiave fotografica, l’opera michelangiolesca sono da ricordare anche Gianni [...]

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