Firenze: Trevisani/Lund

  La mostra voluta dal direttore artistico del museo, Alberto Salvadori, riflette sulle differenti possibilità di interpretare e concepire l’esperienza della scultura oggi.
"Ospiti” in un museo dedicato alla scultura del Novecento, come quella di Marino Marini, le due esposizioni, indipendenti tra loro, sono accomunate dal tema della forma, dal ripensamento e dalla reinterpretazione della scultura ai nostri giorni.
Luca Trevisani e Marie Lund sono due artisti molto diversi tra loro con percorsi, tecniche e modalità di approccio differenti.
Luca Trevisani (1979) propone il progetto inedito di una video-installazione che si sviluppa su cinque grandi schermi sui quali, contemporaneamente scorrono immagini molto suggestive che focalizzano vari aspetti della materia e in particolare i suoi cambiamenti di stato.
L’acqua e la pietra sono gli elementi protagonisti di queste immagini che fluiscono sugli schermi creando giochi di luci, di forme e di colori.
Sono frammenti difficilmente riconoscibili e identificabili ma che hanno a che fare con la modificazione dello stato della materia.
Dall’acqua, al ghiaccio passando per le cristallizzazioni e poi la cava, la pietra, la frammentazione del materiale, la fucina.
Immagini che si sovrappongono, si modificano, dando luogo a un flusso magmatico, metamorfico.
In sostanza una scultura in divenire, una trasformazione della materia e della forma che, partendo dall’immagine della materia e della forma, diventa scultura essa stessa.
La presenza dell’uomo è esterna a ogni video, anche se è evidente che è lui il regista di questa trasformazione, è lui l’artefice di questa metamorfosi, è colui che conduce il gioco.
Marie Lund (1976) presenta invece una serie di lavori giocati sulla forma e sulla materia ma in questo caso non prende in esame la sua trasformazione ma, essenzialmente, si orienta sui pieni e sui vuoti, sulla forma che avvolge e sulla forma avvolgente come nel caso di alcuni fogli di vetro acrilici che, posti vicino a una grande scultura in pietra di Marino Marini, paiono quasi abbracciarla, drappeggiarla, sposarne le forme seppur senza la meticolosità che invece caratterizza altre sue opere.
Nella serie delle fusioni in bronzo che rappresentano alcuni pannelli in polistirolo che di solito vengono usati per imballare gli oggetti delicati nelle scatole, la veridicità è il punto cardine attorno al quale si incentra il lavoro.
La grana del polistirolo è puntualmente riprodotta in bronzo ricreando in modo esemplare l’originale; forme geometriche dolcemente [...]

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