Fort Zinderneuf

Il sole, naturalmente.
Appena posato il piede sull’ultimo gradino della scala ed uscito dal cono d’ombra dello spalto, la luce si diffrange in un’esplosione di schegge fra le ciglia socchiuse già pronte ad assorbirne l’urto; ma il cielo, non più limitato dal perimetro delle pareti del forte, incombe improvviso e definitivo come un mare capovolto dove si perdono schiume di nuvole.
Per quanto si sappia che sfuggirgli è impossibile, per quanto si abbia cercato di rasentare i muri per raccogliere un’illusione d’ombra nelle poche decine di passi che separano dal posto d’osservazione, per quanti siano ormai gli anni che dura questo confronto, non si è mai interamente preparati ad incontrarlo ed ogni volta si emerge, vacillando, nell’ illimite. È un attimo: immediatamente l’occhio riprende una parvenza di possesso dell’orizzonte, fissa punti di riferimento immaginari sulla terra senza forma, traccia una precaria alidada imperniata sul calcio del fucile; è un attimo, sì; ma è uno smarrimento c...

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