Francesca De André: "Io, in orfanotrofio a quindici anni"

  Essere nata in una famiglia dal cognome importante non è stato sinonimo di felicità per Francesca De Andrè, nipote del mitico Faber, né le ha spianato la strada per la vita.
Tutt'altro: la sua è stata un'infanzia da incubo, come racconta a Domenica live la ragazza a Barbara D'Urso, rimasta come gli altri a bocca aperta davanti alla sua confessione.
Il racconto dell'emozionata Francesca comincia con l'incontro dei suoi genitori: Cristiano De Andrè, figlio di Fabrizio, e Carmen, una ragazza spagnola.
Si innamorarono, si sposarono: nacquero Fabrizia e i gemelli Francesca e Filippo.
Poi, la separazione.
Francesca aveva aveva tre anni, e da qui cominciano i guai.
Un padre assente, anche se "come mio nonno è un artista, nella vita normale e nei rapporti sono persone particolari, però oggi con lui ho un buon rapporto, che definisco amichevole“.
A 15 anni Francesca De Andrè se ne va di casa, un gesto che richiede l'intervento del giudice minorile, che la affida a un orfanotrofio, la Casa Nazaret di Milano: “Sono stata affidata al Comune di Milano, perchè nessuno dei miei parenti ha fatto in modo di avere il mio affidamento“.
L'assistente sociale che l'aveva sotto tutela è descritta come una perfida strega: "Tu non hai più una famiglia”, mi diceva “non hai più genitori, sorelle o parenti.
Questa è casa tua e lo sarà sempre”.
"Voleva togliermi dalla mia scuola, il liceo linguistico che frequentavo, per farmi fare una scuola di estetica.
Le altre ragazze erano figlie di persone che avevano avuto problemi grossi, creavano un po’ di nonnismo se vogliamo chiamarlo così.
Nessuno dei miei parenti è mai venuto a trovarmi.
Nemmeno una chiamata per sapere come stessi.
Mio padre, dal momento in cui non mi aveva più tra le scatole, si sentiva a posto così." La De André, nonostante tutto, oggi ha perdonato i genitori: “Mia madre era sola, in un paese che non era il suo, con tre figli piccoli.
Mio padre è un artista, ha sempre vissuto una vita da ribelle, non era abituato ad avere i figli in casa, è troppo libertino, la sua vita non poteva coincidere con quella di una ragazzina“.   

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